Se il buongiorno si vede dallo Stelvio sarà un’olimpiade indimenticabile
STELVIO DA SOGNO:
Ariel Piccini Warschauer.
C’è un momento in cui la storia smette di essere un elenco di date ingiallite e diventa carne, muscoli e lamine che mordono il ghiaccio. Sulla Stelvio, la pista che non perdona, l’Italia dello sci ha vissuto il suo mezzogiorno di fuoco, trasformando la discesa olimpica in un’apoteosi tricolore. Giovanni Franzoni è d’argento, Dominik Paris è di bronzo. Due medaglie in una volta sola: per capire l’entità del miracolo, basti pensare che in 90 anni di storia olimpica ne avevamo messe in bacheca solo tre.
IL CAPOLAVORO DI FRANJO
Il trono, però, parla svizzero. Franjo Von Allmen ha vinto l’oro con un’esecuzione che mescola follia e ingegneria. Il 24enne del Canton Berna ha dipinto la traiettoria perfetta sulla Carcentina, la diagonale che separa gli uomini dai ragazzini. Mentre tutti cercavano la velocità pura, lui ha scelto di “frenare” prima dell’imbocco per disegnare una linea altissima, una parabola che gli ha permesso di divorare il Ciuk e volare per 52 metri sul salto di San Pietro.
Un piano studiato a tavolino che ha lasciato di sasso anche il re Sole, Marco Odermatt. Il fuoriclasse di Stans, sceso col piglio di chi vuole tutto, si è dovuto inchinare al compagno di squadra, chiudendo ai piedi del podio. Per lui sfuma il sogno del “triplete” individuale alla Sailer, punito da quei 70 centesimi rimediati da un Von Allmen oggi semplicemente illegale.
FRANZONI: È NATA UNA STELLA
Ma se l’oro vola in Svizzera, l’emozione più pura esplode per Giovanni Franzoni. Il bresciano, che fino a tre mesi fa era considerato “il futuro”, ha deciso che il futuro è oggi. Fino alla Carcentina è stato l’unico a guardare negli occhi Von Allmen, passando addirittura in vantaggio di 8 centesimi. Ha pagato dazio solo nel tratto tecnico, quegli stessi 20 centesimi che alla fine lo separano dalla gloria eterna. È un argento che brilla come l’oro: a 24 anni, Franzoni entra nel club esclusivo dei grandi della velocità.
IL RE E IL SUO REGNO
E poi c’è lui, Dominik Paris. Il padrone della Stelvio. A quasi 37 anni, “Domme” ha messo il cuore oltre l’ostacolo su una pista che ha domato sei volte in Coppa del Mondo. Non ha avuto il finale fulminante dei due giovani davanti a lui, ma il suo bronzo è il sigillo su una carriera leggendaria. È la medaglia della costanza, del coraggio e di chi non ha mai smesso di credere che il podio a cinque cerchi fosse possibile, anche nell’autunno della carriera.
VERSO IL RECORD DI LILLEHAMMER
L’Italia parte con il botto. Con questo doppio podio, la spedizione azzurra lancia un messaggio chiaro a tutto il mondo: l’obiettivo dei 20 podi di Lillehammer 1994 non è più un miraggio, ma un traguardo possibile. Se il buongiorno si vede dalla Stelvio, sarà un’Olimpiade indimenticabile.





