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Se Giorgia perde non farà come Matteo

Piero Ignazi su InPiù riflette sul diverso comportamento di Giorgia Meloni e Matteo Renzi (nella foto) a proposito di referendum.

Giorgia Meloni ripete a piè sospinto che non si dimetterà in caso di un risultato negativo al referendum. Allora va reso l’onore delle armi a Matteo Renzi che aveva giocato la sua carriera sull’esito del suo refererendum. Meloni si conferma una politica aggressiva ma che rifugge dalle responsabilità. Il non aderisco e non condanno sull’aggressione israelo-americana all’Iran – sulla linea del “né con la stato né con le Br” – riflette il suo equilibrismo.Sul referendum, invece ha preso posizione con fracasso. La sua discesa in campo con espressioni del peggiore salvinismo – i giudici liberano gli stupratori di bambini – ha abbassato drammaticamente  la considerazione di cui godeva in ambiti moderati. Una sguaiataggine di questo genere si paga e si pagherà .
 
Però, anche se “ci ha messo la faccia”, la compattezza della sua maggioranza la mette al riparo da ogni imboscata in caso di risultato negativo; il governo non andrà in crisi per smottamenti interni. La fame di poltrone di questa maggioranza è tale che nessuno si azzarda a rischiare di andare all’opposizione. Tuttavia, la sconfitta delle urne spingerebbe la destra lungo un piano inclinato. Ne rivelerebbe la sua minorità, seppure in un test così atipico. Dimostrerebbe che non ha più il vento in poppa. Il sentiment, come dicono i sondaggisti, passerebbe sul negativo. E il suo arroccarsi a Palazzo Chigi ne aggraverebbe ulteriormente l’immagine. Se poi vincesse, allora si inverterebbe tutto e per l’opposizione sarebbe dura, molto dura. Dovrebbe avere il coraggio di un cambiamento radicale di temi, toni e classe dirigente.

Se Giorgia perde non farà come Matteo

Ex sindaco di Siena in ambulanza per

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