Scoperti taccuini di Mario Luzi ed esposti da Nencini al Gabinetto Vieusseux
Agende, taccuini e bloc-notes, ritratti conservati all’Archivio Bonsanti di Firenze raccontano la genesi delle opere del poeta fiorentino, e un po’ senese, Mario Luzi (1914-2005), uno dei più grandi autori italiani del Novecento.
E’ la mostra “Nel bagaglio di Mario…Gli scartafacci luziani del Gabinetto Vieusseux” che rivela anche l’esistenza di un corpus di oltre 30 scritti inediti di cui sei liriche sono esposte per la prima volta proprio in questa rassegna, aperta fino al 27 febbraio all’Archivio Contemporaneo Bonsanti del Gabinetto Vieusseux. La mostra vuol raccontare come Mario Luzi lavorava sui suoi taccuini.
La scoperta è stata fatta da Riccardo Sturaro, dottorando in filologia e letteratura italiana all’Università per Stranieri di Perugia che ha svolto una ricerca triennale sui manoscritti luziani, che è alla base della mostra. Le sei liriche autografe esposte sono emerse dai quaderni di Luzi e mai, è stato spiegato, sono state diffuse prima. Faranno parte, insieme all’intero corpus di inediti, di una pubblicazione che vedrà la luce il prossimo anno. Nella prima parte della mostra i curatori – Simone Magherini, Riccardo Sturaro e Stefano Verdino – si interrogano su come nasce una poesia e ripercorrono il percorso creativo che conduceva Luzi dalla stesura dei primi abbozzi alla pubblicazione delle raccolte. “E’ un processo lungo e tortuoso – spiegano – che comprende numerose redazioni e varianti, in una tensione continua verso il risultato finale”. Ma gli scartafacci luziani non ci raccontano solo il Luzi-scrittore ma ci parlano anche del Luzi-uomo, aperto al mondo, conservando traccia delle domande, delle passioni e degli ideali che lo hanno animato.
Nella mostra sono anche esposte pagine che testimoniano l’amore di Luzi per l’arte, la sua intensa spiritualità, il suo impegno civile in favore della giustizia e della pace e alcune sue amicizie e simpatie, tra cui quella per il cantante Fabrizio De André. Accompagnano il percorso una serie di ritratti del poeta, una scelta di libri luziani con dedica ad amici intellettuali, quali Carlo Betocchi, Vasco Pratolini e Ottone Rosai e la sua macchina da scrivere Olivetti. Riccardo Nencini (nella foto), presidente del Vieusseux ha ricordato Luzi: “Più di una volta abbiamo parlato di Toscana e di storia al tempo della mia presidenza del Consiglio regionale. Alla Festa della Toscana dedicò una magnifica poesia contro la pena di morte: Ab inferis. Sarà il nostro protagonista a Testo, un omaggio dovuto alla grande poesia”.
Il figlio del poeta, Gianni Luzi, si è detto “felice di vedere opere del fondo che la Regione ha dato al Vieusseux, che ha fatto anche un grande lavoro di digitalizzazione, e mi fa piacere che ci siano opere dell’altro fondo che apparteneva al Consiglio regionale. Tutto questo materiale viene valorizzato e non è morto”. Per l’assessora regionale alla Cultura Cristina Manetti “gli scartafacci, i taccuini e le agende conservati al Gabinetto Vieusseux restituiscono non solo il rigore e la complessità del lavoro poetico di Mario Luzi, ma anche il profondo legame tra scrittura, vita e impegno civile”.
Tra i fogli ritrovati c’è la bozza della poesia dedicata a Siena, la città per la quale Mario Luzi aveva una passione particolare testimoniata dall’appello di cui fu primo firmatario per la difesa del Palio, attaccato da un altro fiorentino illustre. E anche per questo la mostra meriterebbe di essere allestita anche a Siena.






