Santo sudicio?
Luciano Luciani.
La storia dell’igiene in occidente con tutte le sue contraddittorie vicende ha conosciuto momenti più o meno felici… Tramontata la cultura romana delle terme, subentrarono i secoli bui di un medioevo profondamente intriso di cristianesimo, a cui si accompagnò spesso una concezione punitiva del corpo, del suo benessere, della sua pulizia. Un corpo sporco è più gradito a Dio? Debbono averlo pensato non pochi cristiani delle origini e dei secoli successivi, martiri, santi e padri della Chiesa… Per esempio, la giovanissima martire Agnese (293-305), poi santificata, che, per tutti i 13 anni della sua breve esistenza, non deterse mai nessuna parte del proprio corpo.
Un comportamento condiviso anche da san Girolamo (347-420) che personalmente rifiutava di frequentare le terme e non esitava a consigliare alle vergini di guastare le loro belle fattezze naturali “attraverso una deliberata trasandatezza”. Tutto preso dalle fatiche di tradurre l’Antico Testamento in latino e rivedere la traduzione del Nuovo, il padre della Chiesa, tormentato dai pidocchi, ebbe a dire “Chi si è lavato nel sangue di Cristo, non ha necessità di lavarsi ancora”. D’accordo con lui santa Paola romana (347-406), nobile matrona sua discepola che, a capo di una comunità di suore a Betlemme, non si stancava di ripetere alle consorelle che “un corpo pulito e un bell’abito testimoniano di un’anima sporca”. Più moderato san Benedetto che nella sua Regola scritta intorno al 528 prevedeva il bagno solo per i malati e gli anziani, mentre le abluzioni, potenzialmente peccaminose, non erano permesse “a quelli in buona salute e specialmente ai giovani”. Sant’Olimpia da Costantinopoli (361-408) bella, ricca, nobile, dopo essere rimasta vedova a soli vent’anni e vergine – può capitare! – scelse una vita di assoluta castità e povertà. Regalati tutti i suoi cospicui beni agli ultimi, istituì un monastero femminile e condusse, sino alla fine dei suoi giorni, un’esistenza miserrima. Secondo un suo anonimo biografo del V secolo, il suo abbigliamento era “spregevole” e “non si faceva quasi mai il bagno”.
Santa Radegonda, regina dei Franchi (518-587), lavava pochissimo se stessa ma piuttosto spesso gli altri, meglio se lebbrosi. Due volte la settimana, il giovedì e il sabato, “dopo essersi cinta con un panno, lavava le teste dei bisognosi, sfregava via energicamente qualsiasi cosa vi trovasse. Non indietreggiava mai di fronte allo squame di sporco, alla scabbia, ai pidocchi o al pus, tirava via i vermi e sfregava la carne putrida”. Il monaco Godric (1065-1170), mai canonizzato ma considerato santo dai cristiani inglesi, andò in pellegrinaggio dalle isole britanniche a Gerusalemme senza mai lavarsi o cambiarsi d’abito; san Francesco d’Assisi, del qualequest’anno si celebrano gli ottocento anni dalla scomparsa, non trovava ripugnante lo sporco e raccontano che sia apparso ai suoi fraticelli per elogiarli della negligente trascuratezza con cui tenevano le loro celle; san Nilo (910-1004), santo calabrese e asceta, si cambiava d’abito, che consisteva in una rozza pelle di capra, solo una volta l’anno e si lavava anche meno spesso “sopportando con pazienza e senza infastidirsi il prurito di miriadi di fastidiosi insetti”.
Robetta, comunque, a confronto con quanto fece san Daniele, lo Stilita (409-493), che, per mortificare il corpo ed esaltare lo spirito, trascorse trentatré anni della sua esistenza in cima a una colonna con vista sul Bosforo. Quando morì aveva i capelli lunghi due metri, la sua barba misurava un metro e mezzo e “le ginocchia erano attaccate al torace, i talloni e le gambe alle cosce: quando il suo corpo venne raddrizzato, le ossa scricchiolarono con tale violenza che si temette un incidente” (Farmer). Un altro Stilita, il primo e il più famoso dei penitenti che trascorrevano la loro vita in cima a una colonna, san Simeone il Vecchio (390-459) metteva in grande imbarazzo i suoi visitatori che non riuscivano a guardarlo per via del ribrezzo suscitato dai vermi che gli pullulavano per tutto il corpo.
La casistica intorno alle poco pulite vite dei santi potrebbe continuare a lungo… Noi ci fermiamo qui, convinti di aver fornito un curioso, ma stimolante, spunto di riflessione intorno a un momento distintivo della evoluzione del concetto di pulito che è anche storia del corpo. Un punto di vista particolare: che ci rivela, però, molto intorno a quello che conoscono e a quello che ignorano gli uomini di una certa epoca, ai loro desideri, alle loro paure… Insomma, chi sono nella concretezza della vita quotidiana.


