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Sanità, quali sono le ricette per migliorare il servizio in tutte le regioni

Sienapost commenta e rilancia l’intervista pubblicata su Sfogliamo.eu il 31 dicembre 2025 con il medico e presidente della Fondazione GIMBE, Nino Cartabellotta, che ha tracciato un bilancio critico dello stato della sanità pubblica in Italia, assegnando al Servizio sanitario nazionale una “stentata sufficienza” per l’anno in corso. L’intervista, scrive il giornale, è a firma di Stefano Bisi, che ha raccolto le riflessioni dell’esperto sulla qualità, le disuguaglianze e le principali sfide del sistema sanitario nazionale.

Secondo Cartabellotta, il voto complessivo riflette un quadro molto eterogeneo: da un lato, eccellenze ospedaliere soprattutto nel Nord Italia; dall’altro, gravi carenze nell’assistenza territoriale e socio-sanitaria, soprattutto nelle aree interne di molte regioni meridionali. Per il presidente di GIMBE, infatti, “la qualità del SSN non si misura con le punte di diamante, ma con la capacità di garantire in modo uniforme le prestazioni sanitarie e socio-sanitarie” a tutti i cittadini. 

Un altro elemento critico che emerge dall’intervista riguarda le disuguaglianze regionali di accesso alle cure. Cartabellotta sottolinea come l’offerta sanitaria nel nostro Paese sia sempre più condizionata dal luogo di residenza e dalla capacità di spesa personale, con milioni di cittadini costretti a spendere di tasca propria o a rinunciare alle prestazioni a causa delle liste di attesa o dei costi. 

La situazione, secondo Cartabellotta, è anche riflesso di una progressiva privatizzazione de facto del sistema pubblico, con circa 41,3 miliardi spesi direttamente dalle famiglie in cure sanitarie nell’anno, fenomeno che segnala una perdita di universalità nel diritto alla salute. 

Le proposte per il rilancio del sistema

Interpellato su cosa farebbe se fosse Ministro della Salute, Cartabellotta ha indicato tre priorità:
1. Un confronto strutturato e continuo con le Regioni, per condividere obiettivi e scadenze nel rispetto delle competenze statali e regionali;
2. Una riforma delle principali istituzioni sanitarie nazionali – tra cui il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, Agenas e l’Agenzia Italiana del Farmaco – per ridurre duplicazioni e aumentare sinergie;
3. L’introduzione di metodi rigorosi di lavoro nei tavoli tecnici ministeriali, oggi spesso inefficaci nel raggiungere risultati concreti. 

Cartabellotta ha poi aggiunto che la sua ipotetica nomina a ministro sarebbe condizionata dall’impegno chiaro del Governo al rilancio della sanità pubblica; in caso contrario, ha detto, “rassegnerei le dimissioni”.

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