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Sale la tensione a Teheran ma la flotta nei Caraibi frena le opzioni di Trump sull’Iran

di Ariel Piccini Warschauer.

Mentre le piazze iraniane tornano a ribollire sotto la spinta di una rivolta popolare dai contorni incerti, il Pentagono si trova a fare i conti con un paradosso logistico che potrebbe ridisegnare la strategia di Washington. La massiccia presenza militare statunitense nel Mar dei Caraibi, voluta dal presidente Donald Trump per stringere il cerchio attorno al governo di Nicolás Maduro, starebbe di fatto limitando il raggio d’azione della Casa Bianca nel caso di un’escalation con Teheran.

Lo sbilanciamento delle forze

Secondo fonti della Difesa americana, riprese dal Wall Street Journal, il cambio di priorità dell’amministrazione è leggibile nei numeri della Marina. Al momento, nelle acque caraibiche sono impegnate ben dodici navi da guerra, una flotta raddoppiata rispetto alle sole sei unità attualmente di stanza in Medio Oriente.

L’aspetto più critico riguarda l’assenza di un “gruppo d’attacco” guidato da una portaerei (Carrier Strike Group) nel Golfo Persico. Sebbene i vertici militari rassicurino sulla presenza di assetti sufficienti nella regione per colpire obiettivi iraniani in caso di necessità, la mancanza di una portaerei riduce drasticamente la capacità di proiezione rapida e continua della forza aerea statunitense nel cuore della crisi.

Diplomazia e muscoli

Dall’ala ovest della Casa Bianca, il Presidente ha cercato di smorzare i toni, allontanando l’ipotesi di un intervento militare imminente contro l’Iran. Tuttavia, la pressione resta altissima. Il dilemma per Washington è ora strategico: mantenere il “pugno duro” nel cortile di casa latinoamericano, dove la crisi venezuelana resta una ferita aperta, o ridistribuire le forze verso il quadrante mediorientale, dove il vuoto di potere e le proteste interne all’Iran potrebbero innescare una reazione a catena imprevedibile.

Il fattore logistico

Il “riassetto” politico nei Caraibi, iniziato lo scorso autunno come parte della campagna di pressione massima contro il Venezuela, non è facilmente reversibile in tempi brevi. Lo spostamento di grandi unità navali richiede settimane di pianificazione e logistica. In questo scenario, l’Iran potrebbe percepire una minore capacità di deterrenza statunitense, proprio mentre il fronte interno di Teheran attraversa uno dei momenti di maggiore fragilità degli ultimi anni.

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