Referendum, perché vince il Sì e perché vince il No
Nando Pagnoncelli su InPiù scrive sul referendum del 22 e 23 marzo.
La principale incognita del referendum costituzionale è rappresentata dal tasso di partecipazione al voto, non tanto per la validità della consultazione quanto per l’esito finale. Ad oggi, infatti, le stime di voto variano significativamente in base all’affluenza che viene stimata attraverso un modello statistico che prende in considerazione tre aspetti analizzati congiuntamente: la probabilità dichiarata di andare a votare, il livello di conoscenza del tema referendario e l’importanza attribuita alla riforma. I sondaggi Ipsos stimano il vantaggio per il NO nel caso di bassa partecipazione e il prevalere del SI al crescere dell’affluenza. Ad oggi, infatti, gli elettori dei partiti dell’opposizione sono più propensi a votare rispetto a quelli delle forze della maggioranza che, a loro volta, si mostrano molto coesi negli orientamenti di voto (oltre il 95% a favore della riforma), laddove i primi risultano più divisi, basti pensare che tra il 10% e il 14% (a seconda dei livelli di affluenza) degli elettori del PD intende approvare la riforma, come pure il 24% dei pentastellati e tra il 27% e il 33% degli elettori delle altre liste del centrosinistra.
Nelle scorse settimane abbiamo registrato un dato inconsueto: al crescere della volontà di informarsi sui contenuti della riforma aumentava l’intenzione di astenersi, a conferma del fatto che la complessità del tema e le implicazioni della riforma appaiono ostici ai più. Non a caso la campagna referendaria fa registrare un elevato inasprimento dei toni, che esprime la volontà dei partiti di spostare la comunicazione dal merito della riforma al piano politico, nell’auspicio di mobilitare gli elettorati, come se si trattasse di un referendum pro o contro il governo. Al crescere della conflittualità tra maggioranza e opposizione si fa strada una seconda incognita rappresentata da quella quota di elettori del centrosinistra orientati ad approvare la riforma: confermeranno il loro proposito votando SI o prevarrà l’intenzione di dare un significato politico al referendum votando NO? In questo secondo caso la partita sarebbe aperta anche nel caso di affluenza più elevata, smentendo quanto sopra esposto.


