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Referendum, per Polito la separazione delle carriere non indebolisce la magistratura ma la rafforza

Per Antonio Polito la separazione delle carriere rafforza e non indebolisce la magistratura. Lo scrive sul Corriere della Sera: “Sempre più spesso i sostenitori del No al referendum tendono a sorvolare sul principio della separazione delle carriere. Dicono: ma quella c’è già di fatto, c’è la separazione delle funzioni decisa con la legge Cartabia, si può passare solo una volta da una carriera l’altra, e lo fa solo una percentuale minima di magistrati. A prescindere dal fatto che dallo stesso fronte quella riforma fu duramente contestata al tempo, questo è comunque un passo in avanti: sulla sostanza il consenso è forse più ampio di quanto appaia. Non a caso la separazione delle carriere tra magistrati che giudicano e magistrati che accusano risulta essere nei sondaggi la più gradita tra le norme sottoposte al referendum. Gli stessi sostenitori del No preferiscono perciò concentrare il loro fuoco polemico contro gli altri punti della riforma. Il primo: la separazione del Csm in due consigli, uno per i magistrati inquirenti, l’altro per i giudicanti, entrambi presieduti come oggi dal Capo dello Stato. In questo modo—dicono— si indebolisce il potere dell’organo. Ma se si procede alla separazione delle carriere, sembra inevitabile che esistano due consigli superiori. Altrimenti promozioni, trasferimenti e nomine di un giudice continuerebbero a essere decise anche dai procuratori, e viceversa. Al di là di ogni considerazione sul principio del sorteggio (già previsto nella Costituzione per scegliere i sedici giudici cosiddetti «aggregati», da affiancare ai giudici della Consulta in caso di messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica), questa differenza tra togati e laici ha, tra le altre, una spiegazione pratica abbastanza evidente. I magistrati in Italia sono meno di diecimila, e hanno tutti superato un concorso grazie al quale possiamo ritenere che ciascuno di loro sia perfettamente in condizione di far parte di un Csm, visto che è considerato in condizione di far arrestare una persona o di condannarlo, decisioni certo più delicate e drammatiche. È chiaro che un sorteggio non temperato, aperto cioè a tutti, rischierebbe di portare al Csm anche persone non in grado di esercitare con competenza, equilibrio e dignità un tale incarico. Non me ne vogliano gli avvocati, ma fra centinaia di migliaia non si può mettere la mano sul fuoco per ciascuno”.

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