Referendum, Mattarella cerca di raddrizzare il legno storto della contesa
“Un gesto forte, molto forte, in difesa della Repubblica, quello di Mattarella”, scrive sul Messaggero Mario Ajello. “Motivato dalla consapevolezza, quasi naturale per un sensibile interprete degli umori della comunità nazionale qual è il Capo dello Stato, di quanto i cittadini siano sconcertati di fronte all’estremismo propagandistico che sta caratterizzando la campagna referendaria. Non si tratta di un normale invito a moderare i toni rivolto alla maggioranza e all’opposizione. Stavolta il presidente si rivolge tutte le istituzioni repubblicane, quelle che sono espressione del potere esecutivo, legislativo e giudiziario. E il ministro Nordio ieri ha puntualmente avvertito che farà tesoro degli inviti di Mattarella. Il quale avverte un rischio sistemico. Ossia che quanto più la campagna elettorale s’incattivisce tanto più può produrre, nell’opinione pubblica, un rigetto nei confronti dell’esercizio del voto. Perché ci si sente privati, in mezzo al fuoco delle battaglie ideologiche e delle partigianerie a prescindere da tutto, del diritto di voler capire e della facoltà, come da celebre massima di Luigi Einaudi, di ‘conoscere per deliberare’. Deliberare se scegliere il Sì, scegliere il No o non esprimersi affatto visto che i contenuti della legge da approvare o da respingere sono schiacciati nella morsa della radicalizzazione delle opposte tifoserie. L’azione di Mattarella parla insomma a tutti i soggetti politici coinvolti nella vicenda referendaria. Compresa la magistratura. La cui funzione va esercitata con i limiti derivanti dai principi della leale collaborazione tra le istituzioni. Dopo di che, tutti si predisporranno a trarre dal voto di marzo le indicazioni del caso ma non nella logica dei poteri contrapposti e delle faziosità politiche. E così il presidente, nell’interesse della Repubblica, cerca di raddrizzare il legno storto dell’attuale contesa. Che nella maniera in cui viene praticata espone il Paese al pericolo dell’indifferenza. Da qui, la prospettiva nient’affatto positiva dell’astensionismo”.





