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Referendum giustizia, due sondaggi danno sì e no in sostanziale parità

“Ora che la data del 22-23 marzo è stata confermata — e c’erano pochi dubbi al riguardo — si può dire che la campagna per il referendum sulla giustizia è davvero cominciata” scrive Stefano Folli su La Repubblica sottolineando che “subito arriva la prima novità, anche se è eccessivo parlare di un colpo di scena. Il sondaggio Ixé prevede al momento la parità tra il Sì e il No, con un impercettibile vantaggio a favore della riforma, talmente esiguo da non essere significativo. Per la verità anche Pagnoncelli, Ipsos, aveva fotografato l’equilibrio sostanziale tra i due campi. E un doppio indizio fa quasi una prova. La sicurezza con cui i fautori del Sì guardavano al risultato finale, con una punta di supponenza nel darlo per scontato, è smentita da queste proiezioni. Il referendum avrà inevitabilmente un risvolto politico. Se lo perdesse, il governo Meloni registrerebbe la prima, autentica sconfitta dall’inizio del suo governo. Con astuzia, la premier ha evitato fin qui di legare il suo nome all’esito della consultazione. Ma tutti sanno che la legge costituzionale Nordio riguarda la sola, vera riforma che il centrodestra ha varato nel corso della legislatura. Una riforma che modifica gli equilibri del potere giudiziario ed è volta nelle intenzioni a influire in modo diretto nella vita quotidiana delle persone. Di conseguenza, la sconfitta sarebbe dolorosa anche se non implicherebbe la caduta dell’esecutivo. Va da sé, al contrario, che per un’opposizione in permanente difficoltà una vittoria la sera del 23 marzoequivarrebbe quasi a un’ubriacatura collettiva. Quindi il centrosinistra ha tutto l’interesse a rendere sempre più politico lo scontro: dirà No alla separazione delle carriere e a ridurre il potere delle correnti all’interno della magistratura; ma soprattutto dirà No al governo Meloni, al suo legame con Trump, alle supposte tendenze autoritarie in sintonia con l’amico americano. La destra viceversa dovrà sforzarsi di riportare la disputa al merito della riforma, che ovviamente è più difficile da spiegare all’opinione pubblica riducendola a slogan. Finora i sostenitori del Sì fidavano nell’abbrivio di un sentimento popolare che si avvertiva favorevole. Adesso invece è cominciata la salita. Occorre individuare il modo di rivolgersi agli elettori con un linguaggio comprensibile e accattivante. Peraltro – conclude Folli – se è vero che l’opposizione gode di un vantaggio, diciamo così, tattico in un tipo di referendum il cui risvolto è sempre anti-governativo, è altrettanto vero che non tutto il centrosinistra è compatto”.

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