Referendum giustizia, Ainis invita al voto tappandosi le orecchie
“Se nel frattempo il mondo non sarà esploso, – osserva Michele Ainis su La Repubblica- fra un paio di mesi ci attende un referendum: quello sulla giustizia, che per i suoi oppositori introduce un’ingiustizia. Come voteremo? Dipende dal merito della riforma, ma anche dal metodo con cui è stata prodotta, dai quesiti e soprattutto dalla loro percezione, dalla “narrazione”. Ogni referendum, infatti, va oltre il suo oggetto specifico. Nel 1991 quello sulla preferenza unica aprì la stagione della Seconda Repubblica. Nel 2016 la riforma costituzionale di Renzi si trasformò in un voto pro o contro il suo governo. Anche questa volta il primo fattore sarà il giudizio sull’esperienza di Giorgia Meloni dopo tre anni di governo. Si tratta dell’unica riforma portata a termine, con l’intera maggioranza schierata per il “sì” e l’opposizione per il “no”. È uno scontro politico. Sarà per questo che la maggioranza ha accelerato il voto, forse per timore di un consenso in calo, già avvertito alle regionali. In secondo luogo peserà l’atteggiamento verso la magistratura. La riforma è una resa dei conti fra politica e giudici, come hanno ammesso esponenti di governo e lo stesso ministro Nordio. Il quesito implicito diventa allora: da che parte stai? Ma se la fiducia nei politici continua a scendere, anche quella nei magistrati resta bassa: secondo un sondaggio Tecnè, solo il 39 per cento degli italiani si fida del potere giudiziario. Terzo elemento, il metodo. Il Parlamento ha approvato quattro volte il testo senza modificarlo, respingendo oltre 1300 emendamenti, ignorando il Csm e lo sciopero dell’Anm. Una separazione delle carriere che, intanto, ha separato esecutivo e legislativo. Da qui un’ulteriore domanda: si apprezza il decisionismo o si temono derive autoritarie? Infine il racconto. La materia è tecnica e si presta a slogan e forzature: errori giudiziari, casi simbolo, persecuzioni politiche. Favole utili a sedurre l’elettorato. In questi casi, forse, conviene tapparsi le orecchie”.






