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Referendum: dati nazionali con il No al 54% quando mancano solo diecimila sezioni

17.00 Con l’afflusso dei dati da 51.689 sezioni su 61.533 (pari all’84,0% del totale nazionale), il distacco tra i due schieramenti si è consolidato in modo definitivo: il NO è al 53,98%, il SÌ al 46,02%

16.40 Con 34.553 sezioni su 61.533 già scrutinate, il No al referendum sulla riforma della giustizia guida con il 54,45%, mentre il Sì si attesta al 45,55%. I dati parziali lasciano chiaramente intravedere quella che appare come una bocciatura della riforma, con un margine consistente a favore del rifiuto del provvedimento da parte degli elettori. Il risultato, se confermato dallo scrutinio completo, segnerà una sconfitta netta per chi aveva sostenuto le modifiche costituzionali proposte.

16.30 Riforma della giustizia. Con il 51% delle sezioni italiane scrutinate, il No è in testa con il 54,57%. L’affluenza è vicina al 59%. Nicolò Zanon, presidente del comitato del Sì: “Il risultato mi sembra propendere per il no. Ma c’è un paese abbastanza spaccato. Credo che, in termini di analisi, alle quattro del pomeriggio di una giornata così complicata, difficilmente possiamo andare oltre nel dire che ce l’abbiamo messa tutta”

16.10 DATI REALI: Sì 45,25% / No 54,75% – Sezioni: 27.474 su 61.533

16.00 Le prime proiezioni: il No in vantaggio con il 53,1% contro il 46,9% del Sì

15.50 Al momento, a scrutinio ancora in corso, il no è avanti in tutte le province della Toscana. Solo Grosseto vede un testa a testa con il sì e il no che si alternano sul 50,1 per cento dei voti. In provincia di Firenze per ora il no è avanti con il 65% contro il 34% del sì. 

15.05 Riforma della giustizia, ultimo atto. Le urne si sono chiuse alle 15 e contemporaneamente è cominciato lo spoglio per conoscere l’esito del referendum costituzionale. Dai primi exit poll emerge un leggero vantaggio del no. Per Opinio Rai il no è al 49/53%, il sì al 47/51%.

Cesare Parodi si è dimesso dalla carica di presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Lo ha annunciato lui stesso ai colleghi per ‘motivi personali’.

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