Radio Radicale, un monumento di 50 anni che rischia di essere cancellato
Stefano Bisi.
Stamani il Buongiorno di Mattia Feltri su La Stampa è stato molto amaro perché ha comunicato notizie tristi che riguardano il futuro di Radio Radicale. Pare che vengano dimezzati i fondi per questa emittente che ha un archivio sterminato e che ancora oggi trasmette sedute del parlamento, del Csm, iniziative di ogni tipo e senza fare distinzioni tra destra, sinistra, centro. E pensare che il marzo del 2026 sarà il cinquantesimo compleanno di Radio Radicale, un’istituzione nel mondo della politica e della comunicazione. Non è solo una radio, è un archivio della memoria di questo Paese. E’ opportuno pensare a una celebrazione degna della storia di questa emittente. Magari ci avrà già pensato già il ministro della Cultura Alessandro Giuli (nella foto. In avvicinamento a questa ricorrenza ho letto un ricordo di chi c’era alla fondazione, Pietro Pietrolucci e Claudia Rettore.
Era l’autunno del 1975 e nascevano le prime radio libere. Scrivono che degli amici che avevano organizzato una piccola emittente “aveva sentito dire che Pannella pensava, forse, di fare una radio. Noi non lo conoscevamo, Marco, ma lo amavamo, come qualsiasi italiano ragionevole. Pino dice: io ci vado. E va al partito, chiede di parlargli, gli racconta dell’attrezzatura messa insieme, del segnale che arriva nel nostro quartiere, Monteverde Vecchio. Marco è gentile con questo sconosciuto pieno di entusiasmo, ma sbrigativo. Gli dice: vuoi fare Radio Radicale? Falla!”.
Pino entra in contatto con Angiolo Bandinelli, originario di Chianciano terme, che sarà il primo direttore responsabile di Radio Radicale, che abitava a Monteverde Vecchio, un quartiere di Roma vicino al Gianicolo. “Da quel momento – raccontano – l’attività diventa frenetica: la ricerca della sede, che doveva essere lì, a Monteverde, vicina a casa nostra, l’acquisto di un’antenna più potente, di un trasmettitore più potente, che si vendeva solo a New York e che riuscimmo a procurarci grazie alla gentilezza e disponibilità di Gianluigi Melega, che riuscì a farlo arrivare con la valigia diplomatica. Il 26 marzo 1976 iniziano le trasmissioni di Radio Radicale nella nuova sede di via di Villa Pamphili: tre stanzette all’ultimo piano, una grande terrazza occupata dall’antenna, due linee telefoniche, un ascensore cigolante che funziona solo con monetine da dieci lire”. Comincia l’epoca di Radio Radicale, un monumento nato 50 anni fa, che merita di essere onorato ma rischia di essere cancellato.


