Quell’11 febbraio del 1929 quando vennero firmati i Patti Lateranensi
Roberto Pizzi.
Una data da tenere a mente è quella relativa all’ evento storico dell’11 febbraio del 1929, quando il cardinal Gasparri e il cavaliere Benito Mussolini firmarono i Patti Lateranensi, confermati anche nell’art. 7 della nostra attuale Costituzione dello Stato (in vigore il 1° gennaio del 1948),con somma delusione di molte coscienze civili, fra le quali Pietro Calamandrei che definì il neonato ordinamento: “repubblica papalina”.
L’accordo del 1929 sanciva la pacificazione tra lo Stato italiano e la Santa Sede, attraverso un trattato, una convenzione finanziaria e un concordato. Il trattato impegnava il reciproco riconoscimento statuale fra Italia e Città del Vaticano. La convenzione riconosceva alla Chiesa un’ingente indennità, pari ad un miliardo e 700 milioni di lire, quale risarcimento per gli espropri e i danni subiti a causa dell’unificazione. Il concordato, infine, regolava i rapporti tra Stato e Chiesa: l’Italia riconosceva validità civile al matrimonio religioso e si impegnava a diffondere l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dove divenne materia obbligatoria. I vescovi, inoltre, furono esentati dall’obbligo di giurare fedeltà allo Stato. Il Vaticano, dal canto suo, avrebbe impedito di svolgere attività politica ai membri dell’Azione cattolica, per non essered’intralcio al regime fascista. Da allora scompariva la festività del XX Settembre che il massoneCrispi aveva inserito nel calendario delle festività nazionali, sostituita dalle future celebrazioni della data dei Patti Lateranensi. Lo storico Giovanni Spadolini (nella foto) scrisse:
“Solo il fascismo, sprezzante di tutte le pregiudiziali risorgimentali, indifferente alle radici profonde dello Stato liberale unitario, poteva cancellare con un tratto di penna quell’esile filo che collegava le vecchie alle nuove generazioni, il 20 settembre: giorno festivo per gli effetti civili. Porta Pia fu riassorbita nella Conciliazione; l’11 febbraio diventò la sola festa, la festa nazionale celebrante il trionfo della ragion di stato fascista e vaticana, il suggello dei Patti lateranensi” (Autunno del Risorgimento, Le Monnier). Purtroppo, oltre al fiume di denaro concesso al Vaticano e alle altre concessioni alla Chiesa cattolica, vi fu anche lo scellerato patto per cui il regime ritornò ad essere “braccio secolare della Chiesa”, come accadeva durante l’inquisizione e cacciò dall’insegnamento universitario il sacerdote Ernesto Bonaiuti, (Roma, 25 giugno 1881 – Roma, 20 aprile 1946), libero nel pensiero, accademico italiano, studioso di storia e di filosofia religiosa, fra i principali esponenti del Modernismo italiano, teologo, che era stato scomunicato dal Vaticano con la crudele formula vitando, per la quale il professore doveva essere isolato dal consesso civile e nessuno poteva avere più rapporti con lui.
Giosuè Carducci, anni prima, aveva avvertito – purtroppo inutilmente – sui rischi degli accordi tra Stato e Chiesa, con la sua lirica Via Ugo Bassi (Giambi ed Epodi). Questa poesia venne dedicata al patriota Ugo Bassi, sacerdote spretato, partecipe della gloriosa Repubblica Romana del 1849, che seguì Garibaldi in fuga alla volta di Venezia, caduto nelle mani degli austriaci nei pressi di Comacchio e poi fucilato senza nessun processo. Rileggiamo la prima strofa del sonetto del 1869, a lui dedicata:
Quando porge la man Cesare a Piero,
Da quella stretta sangue umano stilla:
Quando il bacio si dan Chiesa ed Impero,
Un astro di martirio in ciel sfavilla.
Per rimediare parzialmente alle ferite indotte al principio cavouriano di “Libera Chiesa in Libero Stato” fu necessario attendere il 18 febbraio 1984, quando sotto la Presidenza del Consiglio di Bettino Craxi si concordò una parziale revisione del Concordato (abolizione del principio della religione cattolica come sola religione di Stato; introduzione del contributo dell’8 per mille alla Chiesa, insegnamento religioso non più obbligatorio). Un ulteriore vulnus ai valori del nostro Risorgimento – venuto dalla legge 5 marzo 1977, n. 54 (spesso definita “legge Andreotti” ) che aboliva il carattere non lavorativo agli effetti civili della festività fondante della Repubblica del 2 giugno 1946 – venne sanato meritoriamente da Carlo Azeglio Ciampi, presidente della Repubblica, il quale nel 2001 ne ripristinò la solennità e dette impulso alla valorizzazione del nostro Risorgimento.


