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Quel Canto degli Italiani di Mameli e Novaro senza pace

Fa già discutere il divieto del “Sì”. Per Tgcom secondo fonti presidenziali, si tratterebbe semplicemente di un adeguamento alla versione originale dell’inno, richiesto dall’ambiente musicale e dalle bande militari. Il decreto del 14 marzo 2025, proposto dal governo Meloni e firmato dal presidente della Repubblica, farebbe riferimento al “testo primigenio” di Goffredo Mameli.

Eppure, la questione filologica presenta aspetti controversi. Nel manoscritto autografo del 1847, conservato al Museo del Risorgimento di Torino, Mameli non inserì alcun “Sì!”.

Ma il testo originale dove si trova? C’è n’è uno anche al museo del Risorgimento di Genova, nella casa natale di Giuseppe Mazzini.

Tuttavia, lo spartito musicale originale di Michele Novaro, quello effettivamente utilizzato e anch’esso pubblicato sul sito governativo, riporta chiaramente l’esclamazione finale.

Novaro aggiunse quella sillaba con intenzione precisa. Nelle sue note spiegò che il crescendo culminava in “un grido supremo, il quale è un giuramento e un grido di guerra”. Chiese persino perdono al poeta per l’aggiunta, giustificandola con l’esigenza espressiva della composizione musicale.

La collaborazione tra i due patrioti produsse un’opera indivisibile: Mameli fornì le parole, Novaro la musica e quell’urlo finale che per oltre 170 anni ha accompagnato l’inno. Entrambi pagarono un prezzo alto per i loro ideali: Mameli morì a ventun anni difendendo la Repubblica Romana nel 1849, Novaro concluse i suoi giorni in povertà, rifiutando compensi economici per il suo lavoro e destinando ogni guadagno alla causa garibaldina.

L’esecuzione dell’inno scelta come riferimento dal Quirinale è quella del 1961 con il tenore Mario Del Monaco, dove effettivamente il brano, dopo i versi “siam pronti alla morte/l ’Italia chiamò” segue solo musica, senza il grido finale. Ma questa interpretazione contrasta con decenni di prassi consolidata e con la versione entrata nell’immaginario collettivo, quella scandita dai tifosi azzurri e risuonata in infinite cerimonie pubbliche. 

Il Canto degli Italiani nacque nel 1847 a Genova, troppo repubblicano per i Savoia che preferirono la Marcia Reale come inno del Regno. Solo nel 1946, alla nascita della Repubblica, venne adottato come inno nazionale, ma con carattere provvisorio. Settantun anni dopo, nel 2017, una legge gli conferì finalmente lo status ufficiale.

Ai tempi di Umberto Bossi leader del Lega venne tentato di sostituire l’inno di Mameli con il Va pensiero. Idea respinta.

Quel Canto degli Italiani di Mameli e Novaro senza pace

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