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Quando Siena si mobilitò per portare a Siena il colosso Ignis

Sono mesi che si parla dell’ex stabilimento Beko di Siena e del suo nuovo utilizzo. Si cercano imprenditori, quelli che negli anni Sessanta la città di Siena riuscì a trovare. Nel libro “Facce da Monte” edito da Betti, ricordo l’azione del presidente del Monte dei Paschi Danilo Verzili. Ci fu, e forte, la sua mano nell’arrivo a Siena del colosso Ignis. Era il 3 aprile 1967 quando l’allora presidente del consiglio dei ministri Aldo Moro inaugura lo stabilimento di viale Toselli, voluto da Giovanni Borghi, l’imprenditore venuto dal nulla, creatore di un impero e mecenate in ambito sportivo che legò il suo nome alla stagione d’oro del basket a Varese, sette volte campione d’Italia, quattro re d’Europa e tre campione del mondo. 

Perché il commendatore lombardo abbia scelto Siena per costruire uno stabilimento della Ignis si è saputo poco ma un ruolo fondamentale devono averlo giocato Verzili, il sindaco socialista Ugo Bartalini, che indossò la fascia tricolore dal 1960 al ‘65, il suo successore Fazio Fabbrini, comunista e primo cittadino per due anni, e il parlamentare del Psi Loris Scricciolo. Ma fu determinante l’arcivescovo Mario Ismaele Castellano. Si deve molto a lui, alle sue entrature romane se la città ha avuto uno stabilimento industriale di quelle dimensioni. E ora, dopo Beko, chi arriverà? Riuscirà il presidente del Monte Nicola Maione a emulare Verzili? Riuscirà il sindaco Nicoletta Fabio a fare come i suoi predecessori Bartalini e Fabbrini? Riusciranno gli onorevoli Franceschelli e Michelotti a imitare Scricciolo? Riuscirà il cardinale Augusto Lojudice ad agire per il bene di Siena come fece l’arcivescovo Castellano, che avrebbe meritato più di altri la dedica di una bretella.

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