Quando il potere è senza regole: il caso Trump
Biagio Marzo.
Gli Stati Uniti sono stati a lungo un faro non solo per l’Occidente, ma per gran parte del mondo. Oggi la domanda è inevitabile: in quali mani si trovano, nel momento in cui il loro presidente si comporta come un irregolare bizzarro, incline alla dileggiatura sistematica degli avversari politici? L’ultimo episodio ha riguardato la coppia Barack Obama e Michelle Obama. È circolato un video, fatto trasmettere dallo stesso entourage presidenziale, in cui i coniugi venivano ridicolizzati come una caricatura grottesca di Tarzan e Jane, immersi in una foresta e vestiti di pelli animalesche. Dopo poche ore il filmato è scomparso, probabilmente a seguito di reazioni indignate anche all’interno dello stesso cerchio trumpiano.
Non si tratta di una goliardata. È un fatto politico serio, da non sottovalutare. Da un lato, la politica si imbarbarisce; dall’altro, un modo assurdo e sguaiato di esercitare il potere libera istinti regressivi che si propagano ben oltre i confini nazionali. Il messaggio è devastante: se lo fa il presidente degli Stati Uniti, allora tutto è lecito. Imitazione ed emulazione diventano rischi sistemici, privi di antidoti se non quello elettorale. Da qui l’auspicio che le elezioni di Midterm rappresentino una sonora bocciatura per l’inquilino della Casa Bianca. Da quando è tornato alla presidenza, Donald Trump si è mosso fuori dall’alveo della democrazia liberale occidentale. Il suo sguardo è costantemente rivolto ai leader illiberali: Vladimir Putin, Xi Jinping e altri autocrati disseminati nel mondo. In nome della sicurezza ha ristretto le libertà, ricorrendo anche a forze paramilitari dell’ICE, la cui presenza a Minneapolis ha prodotto morti e una spirale di violenza indiscriminata, colpendo cittadini e immigrati provenienti dal Sud America. A questo quadro si aggiunge un’ombra mai dissolta: il caso Epstein. Una vicenda dai tentacoli lunghi, che attraversa élite finanziarie, politiche e mondane, e che continua a lambire anche Trump, tra vecchie frequentazioni, fotografie, dichiarazioni ambigue e un silenzio mai chiarito del tutto.
Non è solo cronaca giudiziaria: è il simbolo di un sistema di potere opaco, cinico, impermeabile a ogni criterio etico, che mina ulteriormente la credibilità morale degli Stati Uniti. Il bersaglio privilegiato di Trump resta l’Europa. Non solo perché concorrente economico degli Stati Uniti, ma perché sinonimo di democrazia regolata, diritto internazionale e corpi intermedi costruiti nel secondo dopoguerra. Tutto ciò che Trump detesta. Liberarsi di questo corpo estraneo sarebbe un bene per l’Occidente; tuttavia, il Vecchio Continente si è mosso con lentezza. Solo ora sembra essersi risvegliato dal lungo sonno, comprendendo di aver investito prevalentemente in welfare e non in difesa, mentre l’orso russo diventava sempre più aggressivo, sentendosi accerchiato dall’allargamento della NATO agli ex Paesi dell’Est. La fine della Guerra fredda ha lasciato spazio a una nuova guerra fredda asimmetrica. La geopolitica e la geoeconomia globali sono mutate con l’emergere dei BRICS, una costellazione di Paesi dotati di strumenti finanziari autonomi.
Gli Stati Uniti non sono più egemoni in senso imperiale, ma costretti a confrontarsi con nuovi poli di potere. È in questo scenario che la terra trema sotto i piedi di Trump: promesse interne non mantenute, una pace a Gaza tenuta insieme con lo sputo, e l’Ucraina che resta una ferita aperta. Dopo l’incontro in Alaska, la Russia ha intensificato i bombardamenti, colpendo civili e infrastrutture energetiche, Volodymyr Zelensky parla di una guerra che potrebbe chiudersi a giugno, mentre Trump insiste nel presentarsi come paciere, offrendo agli elettori americani l’illusione di una pace confezionata a uso elettorale. Ma il paradosso è evidente: un presidente che disprezza le regole, banalizza la politica e convive con ombre inquietanti pretende di incarnare la stabilità globale. È qui che Trump smette di essere solo un leader controverso e diventa un problema storico per la democrazia occidentale.





