Quando il Monte era amministrato da uomini di parte, anzi di partito, e cresceva
Quando il Monte dei Paschi era amministrato da uomini di parte, anzi di partito, e la banca cresceva. E’ il filo conduttore di Facce da Monte, il libro che ho dedicato ad alcuni amministratori dal 1977 al 1995 dell’istituto di credito più antico del mondo. Con l’editore Betti abbiamo presentato il libro nel dipartimento di scienze politiche e internazionali dell’Università di Siena con i professori Alessandra Viviani e Stefano Maggi e con i giornalisti Maurizio Bianchini e Pierpaolo Fiorenzani.
Alla presentazione era presente l’editore di Sienapost, Ivano Zeppi, che ha fatto un commento di cui riporto una parte: “La prima osservazione riguarda proprio il modo in cui il libro sembra essere costruito. Se si può dare un consiglio di lettura, paradossalmente si potrebbe partire dalla fine, dal lungo elenco degli uomini — perché in larga maggioranza di uomini si trattava — che sedettero in quegli anni nella Deputazione del Monte dei Paschi. Quell’elenco, che a prima vista potrebbe sembrare soltanto un apparato documentario, in realtà offre uno spaccato molto significativo della città, della politica e delle classi dirigenti di quel periodo. Attraverso quei nomi si intravedono relazioni, appartenenze, percorsi personali che raccontano molto della Siena di allora. In fondo è proprio di questo che parla il libro di Bisi: della città, delle sue reti di rapporti e di una stagione in cui le istituzioni economiche e politiche erano profondamente intrecciate. La Siena che emerge è quella della Prima Repubblica italiana, una fase storica in cui esisteva una distribuzione abbastanza definita dei ruoli tra le forze politiche. Una distribuzione che rifletteva sia i risultati elettorali sia il contesto internazionale di un mondo ancora diviso in blocchi. I comunisti avevano un peso elettorale molto forte nei trentasei comuni della provincia e guidavano l’amministrazione provinciale; il Partito Socialista, decisivo per costruire un’intesa di sinistra alla guida della città, esprimeva il sindaco; la Democrazia Cristiana, per il ruolo che svolgeva a livello nazionale e nel sistema economico e bancario, si trovava a dirigere la banca. Non era semplicemente una spartizione di ruoli, ma piuttosto una forma di equilibrio che rifletteva la struttura politica e sociale di quegli anni”.





