Poggibonsi, rischia la chiusura il punto nascita dove sono nati bambini di mamme venute da lontano
Stefano Bisi.
Se andate in giro per l’Italia vi capiterà di sentire che ci sono residenti a Venezia o a Brindisi che sono nati a Poggibonsi, la città di 30mila abitanti. Il motivo? Nell’ospedale della città in provincia di Siena un medico, Carlo Buffi, praticava il parto naturale in acqua e tante mamme, anche vip, hanno scelto di far nascere i loro figli a Poggibonsi. Ma il punto nascita di quell’ospedale rischia la chiusura. “Nascono meno bambine e bambini – in Toscana come in Italia, ovunque nel Paese – e soglie e parametri che autorizzano l’apertura di punti nascita andrebbero dunque rivisti. Non possono più essere quelle di dieci anni fa, quando la natalità era ben diversa”. E’ l’appello al Governo nazionale che arriva dal presidente della Toscana Eugenio Giani e dall’assessora al diritto alla salute e alle politiche sociali Monia Monni.
“La situazione mi preoccupa – dice Giani –. In diverse realtà ospedaliere della Toscana siamo già sotto i cinquecento parti l’anno”. Si tratta di sei punti nascita (Portoferrario, Barga, Borgo San Lorenzo, Montepulciano, Poggibonsi, Montevarchi) con un settimo – Cecina – che si sta avvicinando pericolosamente alla soglia. Anche tra i punti di secondo livello, dove i parti dovrebbero essere almeno mille l’anno, c’è chi soffre: alle Scotte di Siena sono scesi sotto. Anche la sindaca di Poggibonsi Susanna Cenni protesta ma fino a questo momento c’è molta tiepidezza nella difesa del punto di nascita che è stato considerato ospedale a misura di bambino qualche anno fa quando il primario era Luigi Vispi, scomparso un anno e mezzo fa mentre Buffi ci ha lasciato da tempo. Anche per la difesa della loro memoria va salvaguardato Poggibonsi.





