Piero Gobetti nel centenario della nascita, il ricordo di Marinoni alla Fondazione Spadolini
Franco Marinoni*.
Ricordare Piero Gobetti nel centenario della sua morte non significa aggiungere una medaglia a una lapide. Gobetti non ama i monumenti. Ci invita, piuttosto, a rimettere in discussione il nostro modo di pensare la libertà e la responsabilità civica.
Gobetti fu un giovane intellettuale che, pur vivendo neanche 25 anni (nato nel 1901 e morto nel 1926), fondò riviste, libri e dibattiti politici che oggi ancora parlano alla nostra coscienza. La sua rivista più nota, La Rivoluzione Liberale, nacque con l’intento di ridare senso alla partecipazione, alla responsabilità individuale e alla critica libera nell’Italia degli anni Venti. 
Per Gobetti il liberalismo non è un’ideologia statica, ma un impegno quotidiano. In un articolo sulla rivista scriveva che: “Il regime democratico è fatto di esperienza, di abitudine, di limitazione quotidiana dei poteri attraverso l’esercizio di tutte le critiche; in regime democratico il pensare ha la stessa dignità del fare; si demolisce, mentre si costituisce o si ricostruisce”. Questa frase indica bene la sua idea di libertà: non privilegio da custodire, ma pratica da esercitare con disciplina morale.
Per Gobetti, il fascismo non fu un incidente di percorso. Scrisse che il fascismo era, nelle sue radici, “l’autobiografia della nazione”: un’espressione di debolezza civile, un desiderio di fuga dalla lotta politica e dalla responsabilità personale. Gobetti sapeva che il problema non era solo il fascismo, ma la fragilità di una cultura politica che rinuncia alla responsabilità individuale. Per questo scriveva anche che “la cultura politica si può svolgere solo attraverso la lotta politica e la lotta politica nel mondo moderno ha la sua premessa necessaria nella libertà”. Una delle lezioni più importanti che ci lascia è che la libertà non si dà per sempre, non è garantita una volta per tutte. La democrazia ha bisogno di persone pronte a farsi carico delle proprie scelte. Gobetti aveva chiaro che non si può pensare di evitare il conflitto in nome della pace civile: la politica è conflitto regolato, non unanimità imposta. Ricordare Gobetti oggi significa quindi chiederci: quanto siamo disposti a pagare personalmente per mantenere vive le nostre libertà? Siamo pronti a esercitare le nostre responsabilità, a criticare, a dissentire quando serve?
* Franco Marinoni è direttore generale di Confcommercio Toscana





