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Perché ha vinto il No, l’analisi del voto

Tgcom24 analizza il voto del referendum.

È il momento di leccarsi le ferite per il fronte del Sì al referendum e per il centrodestra, partito forte di tutti i pronostici e sorpassato dal No proprio sulla linea del traguardo. Una campagna referendaria forse iniziata troppo tardi, forse con toni sbagliati. Sicuramente – come dimostrano le rilevazioni di Tecnè – in cui diverse porzioni dell’elettorato conservatore si sono spostate sul No, mentre la campagna per il Sì ha avuto molto meno presa sull’elettorato storicamente progressista. 

La batosta alla Lega e i “franchi tiratori” a destra

 Sono più gli elettori di destra che hanno votato No rispetto agli elettori di sinistra che hanno votato Sì. È questo il primo dato di rilievo che il referendum sulla giustizia ha consegnato. Difficile dire, a più di un anno dalle prossime elezioni politiche, se si tratti di un giudizio negativo sull’operato del governo Meloni o se sia semplicemente frutto di una valutazione nel merito della riforma. Di certo a pagare il prezzo più salato è la Lega, con addirittura il 17% degli elettori schierato per il No. Se Forza Italia e Fratelli d’Italia sono allineati su un 11% schierato per il No, ben oltre un elettore su cinque di Noi Moderati e Futuro Nazionale ha optato per la conferma dello status quo.

La fuga (limitata) dalle opposizioni

 Un medesimo movimento, in direzione inversa e a percentuali ridotte, si è notato anche tra le opposizioni. Il Partito democratico ha perso l’11% dei suoi elettori in favore del Sì, Verdi e Sinistra solamente il 7%. Più cospicuo il sanguinamento verso la posizione del governo per il Movimento 5 stelle, che conta un 14% di “franchi tiratori” rispetto al netto No espresso dal presidente di partito Giuseppe Conte. Italia Viva, che aveva lasciato libertà di voto, e +Europa, schierata per il Sì, hanno registrato un 63% del loro elettorato in favore della riforma e il 37% contrario. Azione, con Calenda tra i principali frontman della riforma, ha visdto l’80% per il Sì e il 20% per il No. 

Il No e la vittoria dei giovani

 Un altro dato arriva dall’analisi del voto diviso per età. Il No è riuscito a convincere e portare dalla sua parte soprattutto la porzione più giovane, tra i 18 e i 34 anni, che ha votato solo per il 40% in favore della riforma. Punto a punto tra i 35 e i 64 anni (53% per il No) e oltre i 65 anni (52% per il No). Sembra dunque evidente che le opposizioni abbiano fatto breccia meglio nelle generazioni più giovani, riportandole nuovamente nelle urne e convincendole a barrare la casella del No.

Il voto in base alla professione

 Un’ultimo dato arriva dalla suddivisione dei votanti per professione. Il Sì ha vinto, anche convincendo con dieci punti di scarto, solo tra i lavoratori autonomi. Il No ha convinto invece il 54% dei dipendenti privati e addirittura il 58% dei dipendenti pubblici

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