Per Mosca “ora Trump è in una situazione disperata”
«La sospensione delle sanzioni sulle vendite di petrolio non è un gesto amichevole verso la Russia ma una scelta figlia del panico. Infatti, Trump non le abolisce ma le sospende». Dmitrij Suslov, vicedirettore del Centro di studi europei e internazionali presso la Scuola Superiore di Economia e ascoltato consigliere del Cremlino per la politica estera, è stato intervistato da Paolo Valentino sul Corriere della Sera di domenica 15 marzo. Secondo lei, Trump è nell’angolo? «Penso che sia in una situazione disperata. Ha commesso un errore enorme decidendo l’attacco contro l’Iran, di cui non aveva previsto resilienza e capacità di reagire. Non aveva neppure messo in conto l’impatto sui prezzi del petrolio e l’instabilità delle forniture, un rischio per lui, in vista delle elezioni di Mid Term. Quindi sospende le sanzioni per calmare i mercati». La Russia sta vincendo la guerra in Iran? «Non la metterei così. Ci sono benefici nel breve periodo, ma problemi nel lungo termine. Naturalmente tutto dipende da quando e come finisce la guerra scatenata da Usa e Israele. Tatticamente i vantaggi prevalgono, a cominciare dal fattore energetico: il petrolio russo ha smesso di essere tossico e ora lo vendiamo a prezzi maggiorati. C’è la coda per acquistarlo e questo ci assicura molti soldi in più per i prossimi mesi. Poi c’è un aspetto militare importante: l’esaurimento dei sistemi di difesa missilistici americani, impiegati nel Golfo, soprattutto i Patriots che sono i soli a poter intercettare i nostri missili balistici. Ora l’Ucraina non potrà più averne, penso per anni. La penuria di questi sistemi avrà conseguenze anche in Europa e Asia, da dove gli Stati Uniti sono costretti a ritirarli. Infine, c’è un altro vantaggio: la Cina diventa ancora più dipendente dal petrolio russo, Pechino ha già deciso di dare il via alla costruzione della seconda pipeline diretta tra i nostri due Paesi». Ma quali sono i problemi nel lungo periodo? «Non abbiamo mai pensato che l’America con Trump fosse diventata un alleato. L’aggressione contro l’Iran prova inconfutabilmente che gli Stati Uniti erano, sono e continueranno ad essere un avversario. La loro politica è contraria ai nostri interessi. Stanno incalzando la Russia in America Latina, Medio Oriente, nello spazio post-sovietico in Asia Centrale. L’Iran è il partner e l’alleato principale nella regione mediorientale e il desiderio americano di distruggerlo è per noi inaccettabile. Non credo ci sarà regime change, l’ipotesi è già sfumata. Ma se la Repubblica islamica dovesse cadere, sarebbe un grave colpo per la Russia e i suoi interessi geostrategici. L’Iran assicura il nostro accesso all’Oceano indiano, è un pilastro del corridoio Nord-Sud e nella cooperazione euroasiatica. Gli Usa rimangono avversario strategico, l’America anche con Trump punta a indebolire la Russia. Non ci sono possibilità di cooperazione strategica. Oltre la retorica, le loro azioni e minacce parlano chiaro: Maduro, l’Iran, Cuba sono colpi diretti o indiretti alla Russia». Forse ci sono cose che non sappiamo, ma se l’Iran è così importante per la Russia, perché non lo state aiutando in modo più robusto a respingere l’attacco americano? «Ci sono cose che stiamo facendo». Come usare i satelliti per identificare i target? «Se lo fanno gli americani con l’Ucraina è perfettamente plausibile che lo facciamo noi con l’Iran».





