Per Brunetta all’Unione Europea serve Mario Draghi
Renato Brunetta, presidente del Cnel, spiega in un articolo sul Foglio perché all’Unione Europea serve Mario Draghi (nella foto).
La partita globale è una mano di poker in cui nessuno è mai sicuro di vincere. L’Unione Europea non ha la mano perfetta. Ha tutti i difetti evidenti, ma in un mondo in cui i vecchi equilibri cedono il passo a nuovi assetti imprevedibili, nel complesso questi stessi difetti diventano risorse. È l’irresistibile successo dell’imperfezione. La forza del Vecchio Continente risiede proprio nella capacità di trasformare l’inefficienza apparente in resilienza. Il passo finale è istituzionale. L’unanimità non può restare un feticcio. Deve essere legata agli obiettivi da raggiungere. Il consenso europeo va costruito per missioni concrete, secondo il modello della cooperazione rafforzata. Questa è la vera eredità di Jean Monnet: un pragmatismo evolutivo. Crisi dopo crisi, cerchio dopo cerchio, estensione dei diritti e integrazione progressivi.
Se l’Unione Europea vincerà la mano di oggi, non sarà perché è diventata una “federazione perfetta”. Vincerà grazie alla sua moneta, alla sua industria, alla sua democrazia, alla sua qualità della vita, alla sua cultura e alla sua capacità di attrarre. Vincerà per le sue regole, per la sua resilienza, per le sue contraddizioni, per il suo egoismo strutturale, per la sua collocazione geostrategica e geopolitica. Vincerà per la sua altissima dotazione di capitale sociale e persino per le sue recenti (e necessitate) scelte in tema di sicurezza. Vincerà, in sostanza, anche grazie ai suoi limiti. E chissà che alla fine dell’anno, a scrivere questa storia, alla presidenza della Commissione, non ci sia proprio colui che l’agenda Draghi l’ha scritta. Solo un sogno? Forse no.





