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Per Bernabè l’intelligenza artificiale è un furto con scasso

Dietro il successo dell’Intelligenza artificiale c’è un furto. Con scasso. Franco Bernabè, una vita da top manager, oggi presidente dell’Università di Trento e di Techvisory, lo afferma in un’intervista a La Stampa: «Tutti sono affascinati dall’IA. È come se fosse un videogioco. Ovviamente non è così. Ma per tradurre il potenziale degli strumenti in un vero beneficio per la produttività c’è ancora molto da fare. Non basta impacchettare prodotti che si trovano gratis sul mercato con una pellicola di software per poterli utilizzare in sicurezza nei processi delle aziende e della pubblica amministrazione. Bisogna sviluppare tecnologie originali».

Bernabè spiega perché l’intelligenza artificiale è un furto con scasso: «Per addestrare i modelli servono quantità enormi di informazioni, ma quelle veramente utili sono prodotte dall’intelligenza umana. I motori se ne sono appropriati, nella maggior parte dei casi senza pagare. Stiamo assistendo al più grande furto di proprietà intellettuale nella storia dell’umanità. Anzi, a un furto con scasso». E spiega: «Nelle cause contro l’Ai che si stanno portando avanti in tutto il mondo emerge che i colossi hanno usato addirittura siti di pirateria per scaricare milioni di libri e documenti protetti da copyright, superando i paywall. Penso all’azione legale di tremila autori contro Anthropic, a quella del New York Times contro Perplexity, alla sentenza del tribunale di Monaco contro ChatGPT. C’è di più: il cosiddetto “scraping” indistinto di contenuti, oltre a essere un furto, mette in circolo anche materiali scadenti e genera allucinazioni».

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