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Paesi europei trasformati in vasi di coccio e minacciati

“Nel discorso di Davos dello scorso gennaio, – scrive Maurizio Ferrera sul Corriere della Sera – il primo ministro canadese Mark Carney aveva lanciato un avvertimento: la rottura del multilateralismo liberale avrebbe penalizzato soprattutto le medie potenze democratiche, trasformandole in vasi di coccio alla mercé delle grandi potenze. La guerra in Iran ha confermato quei timori. L’attacco israelo-americano è avvenuto senza informare i principali alleati. Da un giorno all’altro i Paesi europei si sono trovati a fronteggiare minacce alla sicurezza territoriale ed energetica, oltre alla necessità di prendere posizione sulle scelte di Trump davanti a opinioni pubbliche disorientate. Carney aveva raccomandato una strategia congiunta: perseguire più attivamente i propri interessi nel rispetto della Carta Onu e dei diritti umani, costruendo coalizioni di scopo tra medie potenze per creare zone d’ordine “minilaterali” in ambiti critici come commercio, tecnologia e sicurezza. Una strategia che ha definito «pragmatismo basato su principi». La guerra in Iran ha subito mostrato le difficoltà: definire una linea comune e conciliare pragmatismo e principi. I Paesi hanno reagito in ordine sparso. Il Canada ha inizialmente appoggiato gli Usa; il Regno Unito ha evitato di condannare Trump; la Germania è rimasta in silenzio; la Spagna ha parlato di «no alla guerra»; la Francia si è avvicinata a questa posizione; l’Italia ha riconosciuto solo in seguito che l’attacco è avvenuto fuori dal diritto internazionale. Come ha osservato Ursula von der Leyen, l’Europa non può più limitarsi a custodire il vecchio ordine: deve trovare un nuovo sentiero insieme ai partner. Nonostante tutto, qualche segnale positivo emerge. Carney ha avviato iniziative con Australia, Giappone e India; il Parlamento europeo ha proposto di rafforzare la cooperazione con il Canada; il trio Germania, Francia e Regno Unito si è allargato all’Italia; la Spagna ha inviato una fregata a Cipro; Ue e Paesi del Golfo hanno chiesto insieme all’Onu di fermare l’escalation. Passi ancora limitati, ma indicano il tentativo di costruire nuove coalizioni e un’agenda condivisa. Il nuovo sentiero europeo dovrebbe combinare la tutela degli interessi con il rifiuto delle aggressioni militari e con politiche più attive in difesa dei diritti fondamentali”.

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