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Operazione Gaza Bridge, il ruolo del Mossad e l’ombra di Hamas dietro la beneficenza

di Ariel Piccini Warschauer.

Smantellata la rete di finanziamento che collegava l’Italia al Belgio. Fondamentale il ruolo dell’intelligence israeliana nel mappare i flussi di denaro criptati e i legami con i vertici dell’organizzazione a Gaza. Sotto la lente degli inquirenti non ci sono solo i bonifici, ma una fitta trama internazionale che per anni ha spostato milioni di euro travestendoli da aiuti umanitari. L’operazione “Gaza Bridge”, scattata negli ultimi giorni di dicembre 2025, per gli inquirenti segnerebbe un punto di svolta nella lotta al finanziamento del terrorismo in Europa. Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla Digos di Genova e dalla Guardia di Finanza, c’è la figura di Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia (API), considerato dagli investigatori il vertice operativo di una cellula capace di raccogliere e dirottare oltre 7 milioni di euro verso Hamas.

Il fattore Mossad: l’intelligence dietro il blitz

Se le manette sono scattate in Italia, il “motore” che ha permesso di accendere i riflettori su questa rete è situato a Tel Aviv. Il ruolo del Mossad è stato infatti decisivo. Già nel novembre 2025, i servizi segreti israeliani avevano trasmesso informative dettagliate sulle nuove strategie di Hamas per infiltrarsi nel tessuto economico europeo.

Non si è trattato di semplici segnalazioni, ma di un supporto tecnico di alto profilo: l’intelligence israeliana ha fornito prove documentali sui legami diretti tra le associazioni italiane e i vertici di Hamas all’estero, riuscendo a intercettare flussi di denaro e comunicazioni criptate che erano sfuggite ai normali controlli bancari internazionali.

La triangolazione dei fondi: dalla solidarietà al terrore

Il modus operandi era sofisticato. Le donazioni, raccolte in buona fede da ignari sostenitori della causa palestinese attraverso sigle come l’ABSPP o “La Cupola d’Oro”, secondo gli inquirenti venivano “ripulite” tramite triangolazioni finanziarie che toccavano banche in Turchia e nei Paesi Bassi. Secondo le risultanze investigative, oltre il 71% dei fondi finiva nelle casse del gruppo terroristico o ai familiari di attentatori coinvolti negli attacchi del 7 ottobre.

L’asse Italia-Belgio e l’ombra su Bruxelles

L’inchiesta non si esaurisce entro i confini nazionali. I magistrati hanno individuato solidi legami con il Belgio, descritto come l’hub logistico-politico della rete. A Bruxelles, la cellula avrebbe tentato di accreditarsi presso le istituzioni europee per condurre attività di lobbying e propaganda, cercando di influenzare le decisioni comunitarie. Sotto il coordinamento di Eurojust, gli inquirenti stanno ora verificando se parte dei 7 milioni sequestrati sia servita proprio a finanziare questa “offensiva diplomatica” nei corridoi del Parlamento Europeo.

Il monitoraggio su Gaza

Un altro tassello fondamentale fornito dal Mossad riguarda il monitoraggio di Osama Alisawi, indicato come il referente di Hannoun direttamente nella Striscia di Gaza. È attraverso questa connessione che il denaro passava dalla fase di “raccolta” a quella di “impiego militare”. Le autorità israeliane, in una nota ufficiale di poche ore fa, hanno definito l’operazione italiana un “passo cruciale”, confermando come la cooperazione tra intelligence e magistratura sia oggi l’unica arma efficace contro l’architettura finanziaria del terrore globale.

La strategia del Mossad per colpire Hamas e il Jihad Islamico sul fronte economico è una forma di “guerra finanziaria” che mira a prosciugare le risorse destinate alle ali militari dei due gruppi terroristici.

In Israele, questa attività è coordinata principalmente da un’unità specializzata nei crimini finanziari chiamata “Task Force Harpoon”, un team interagenzia composto da membri del Mossad, dello Shin Bet (sicurezza interna), dell’IDF e di esperti del Ministero delle Finanze.

Ecco i pilastri su cui poggia l’azione del Mossad in questo ambito:

1. Mappatura del “Portafoglio Segreto”

Hamas non si affida solo alle donazioni, ma gestisce un complesso portafoglio di investimenti globali (valutato in centinaia di milioni di dollari). Il Mossad traccia le società di copertura che operano in settori legali come l’edilizia, l’immobiliare e il commercio minerario, specialmente in Paesi come Turchia, Sudan, Algeria, Liberia e Qatar

L’obiettivo è identificare i prestanome e le holding che permettono a Hamas di generare profitti puliti da reinvestire in armamenti.

Hamas e il Jihad Islamico sono stati pionieri nell’uso delle valute digitali per aggirare il sistema bancario tradizionale. Il Mossad utilizza unità tecnologiche per: Identificare i “Wallet” (portafogli digitali): Tracciare le transazioni sulla blockchain collegate alle brigate al-Qassam o al-Quds. Collaborare con il NBCTF (l’ufficio israeliano per il contrasto al finanziamento del terrorismo) per emettere ordini di sequestro contro exchange internazionali, bloccando milioni di dollari in Bitcoin e Tether. ad

Il Mossad monitora i canali di trasferimento informali, come il sistema Hawala (basato sulla fiducia e su mediatori locali), e le triangolazioni bancarie. Il Mossad fornisce anche “pacchetti informativi” ad agenzie come l’FBI o le procure europee (come visto nell’indagine genovese del 2025). Queste informative contengono prove che permettono alle autorità locali di congelare i conti correnti di associazioni caritatevoli sospettate di essere facciate per il reclutamento e il finanziamento.

L’intelligence israeliana infiltra e sorveglia le reti di beneficenza islamica (Zakat). Il Mossad raccoglie prove che dimostrano come una parte fissa dei fondi raccolti per scopi umanitari venga “tassata” o deviata verso le famiglie dei miliziani o per il mantenimento dei tunnel e dei centri di comando.

Oltre alla via legale, il Mossad può attuare operazioni dirette per destabilizzare la logistica finanziaria, con attacchi volti a mettere fuori uso i server utilizzati per le piattaforme di crowdfunding del Jihad Islamico. Nella guerra finanziaria l’intelligence israeliana opera poi attraverso le segnalazioni alle banche inserendo figure chiave nelle liste nere internazionali per isolarle dal sistema finanziario globale (SWIFT), rendendo impossibile qualsiasi operazione economica legale. 

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Il test del carrello in tribunale a

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