Non c’è pace sotto il cielo di Pechino, l’anno dei lunghi coltelli del presidente Xi
di Ariel Piccini Warschauer.
Non c’è pace sotto il cielo di Pechino, e soprattutto non c’è spazio per il dissenso interno, nemmeno quello silenzioso. Il bilancio dell’anno appena concluso, il 2025, consegna alla storia della Repubblica Popolare Cinese una cifra che scuote le fondamenta del Partito Comunista: quasi un milione di funzionari puniti. Eppure, per Xi Jinping, il “Grande Timoniere” del nuovo millennio, la missione è tutt’altro che compiuta.
La Guerra Permanente
L’ultima direttiva partita da Zhongnanhai, il cuore del potere politico, è arrivata agli ispettori della disciplina come un ordine di battaglia: intensificare la pressione. La “lotta alla corruzione”, che per anni è stata il marchio di fabbrica del decennio di Xi, nel 2026 muta pelle. Non si cercano più solo le mazzette o i lussi sfrenati dei quadri locali; oggi l’obiettivo è la “tiepidezza”.
Xi esige una lealtà assoluta e, soprattutto, operativa. In un momento in cui l’economia cinese attraversa una fase di complessa transizione, il leader teme che la burocrazia possa diventare il freno alle sue ambizioni globali. Chi non accelera sull’agenda del Presidente è considerato un ostacolo tanto quanto un corrotto.
Il Clima del Terrore
È così l’apparato sanzionatorio ha raggiunto una capillarità senza precedenti. Dalle grandi metropoli come Shanghai fino ai remoti villaggi dello Xinjiang, gli ispettori del Partito Comunista Cinese agiscono come una sorta di inquisizione moderna.
Tuttavia, questa morsa d’acciaio sta producendo un paradosso che preoccupa gli analisti: la paralisi da paura. Molti funzionari, nel dubbio, scelgono l’immobilismo. “Se non prendi decisioni, non puoi sbagliare. Se non sbagli, non finisci sotto inchiesta”, è il mantra che circola sottovoce nelle stanze del potere locale. Ma è proprio questa inerzia che Xi vuole ora sradicare con una nuova ondata di epurazioni.
Una Cina Monolitica
L’obiettivo finale di questa escalation è chiaro: arrivare alle sfide del prossimo triennio con un Partito che sia un unico blocco, privo di crepe interne. Mentre il mondo osserva le tensioni nel Mar Cinese Meridionale e la sfida tecnologica con gli Stati Uniti, Xi Jinping sa che la sua partita più difficile si gioca in casa.
“Non è sufficiente essere onesti”, sembra essere il nuovo messaggio del Partito, “bisogna essere soldati obbedienti e al servizio della causa.
Per l’Occidente, questa deriva segnala una Cina sempre più centralizzata, dove il pragmatismo economico potrebbe cedere definitivamente il passo all’ideologia, rendendo i negoziati con Pechino una questione di pura dottrina politica.






