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Non basta un guasto elettrico all’Air Force One per spegnere i bollenti spiriti di Trump

di Ariel Piccini Warschauer.

Non è bastato un guasto elettrico ai circuiti frenanti dell’Air Force One per spegnere i bollenti spiriti di Donald Trump. Il Tycoon è arrivato a Davos con oltre due ore di ritardo, dopo essere stato costretto a cambiare aereo alla Joint Base Andrews per quello che la Casa Bianca ha liquidato come un “eccesso di cautela”. Ma il messaggio lanciato via Truth prima di toccare il suolo svizzero è chiarissimo: “L’America sarà ben rappresentata. Dio vi benedica”. Un annuncio che suona come una minaccia per i partner europei, già sul piede di guerra per quella che appare come la più aggressiva manovra diplomatica (e commerciale) degli ultimi decenni: l’annessione della Groenlandia.

Il “bullo” e il “vassallo”: scontro totale con Macron

Il cuore del conflitto è il destino della vasta isola autonoma danese. Per Trump non è una suggestione, ma un asset strategico “vitale” per strappare l’Artico all’influenza di Russia e Cina. “Lo scoprirete”, ha risposto sibillino a chi gli chiedeva fin dove fosse disposto a spingersi. La risposta dell’Europa è stata durissima. Emmanuel Macron ha rotto gli indugi definendo i metodi di Washington come puro “bullismo” e avvertendo che l’UE non si farà “subordinare”.

Il clima è da guerra fredda commerciale: Trump minaccia dazi fino al 25% contro otto paesi europei colpevoli di sostenere la Danimarca. Per tutta risposta, la Commissione UE guidata da Ursula von der Leyen promette una reazione “inflessibile”. Il livello dello scontro è tale che Trump ha persino reso pubblico un SMS di Macron che proponeva un vertice a Parigi: un gesto di scherno che demolisce ogni galateo diplomatico.

Canada e Groenlandia: “Non siamo nel menù”

Se l’Europa trema, il Canada di Mark Carney alza il muro. Il Primo Ministro canadese, che si trova a gestire le velleità di Trump di trasformare il Canada nel “51° stato americano”, ha ricevuto una standing ovation a Davos: “Le potenze medie devono agire insieme, perché se non siamo al tavolo, finiamo nel menù”.

Dalla Groenlandia, intanto, arrivano venti di guerra. Il premier Jens-Frederik Nielsenha invitato i suoi 57.000 cittadini a prepararsi a un possibile intervento militare. Una prospettiva che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata distopica e che oggi, con il ritorno di Trump, diventa un dossier sul tavolo del World Economic Forum.

L’ombra di Putin e il “Consiglio per la Pace”

Oltre all’economia e al ghiaccio artico, Trump punta a scardinare l’ordine mondiale con il suo nuovo “Consiglio per la Pace”, un organismo nato per competere con l’ONU. Inizialmente pensato per la ricostruzione di Gaza, il Consiglio sembra ora voler mettere le mani su ogni crisi globale. L’invito a Vladimir Putin ha già fatto sobbalzare i leader ucraini e i falchi della NATO. Mentre la Russia resta evasiva sulla Groenlandia, i suoi emissari sono già a Davos per discutere con gli americani un “piano di pace” per l’Ucraina che puzza di spartizione.

Trump parlerà alle 14:30. Ufficialmente dovrebbe parlare di inflazione e costo della vita negli USA, temi caldi in vista delle elezioni di metà mandato a novembre. Ma a Davos sanno tutti che il vero discorso sarà un altro: quello di un presidente che vuole ridisegnare i confini del mondo a colpi di dazi e tweet.

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