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Nino Cartabellotta: “Stentata sufficienza alla sanità italiana”

di Stefano Bisi.

Nino Cartabellotta, medico specialista in Gastroenterologia e in Medicina Interna, è presidente della Fondazione Gimbe, che dal 1996 promuove l’integrazione delle migliori evidenze scientifiche in tutte le decisioni politiche, manageriali, professionali che riguardano la salute delle persone. In questa intervista a sfogliamo.eu parla dello stato di salute della sanità.

Che voto darebbe alla sanità italiana alla fine dell’anno?

”Una stentata sufficienza. È la media tra il 10 assegnabile a numerose eccellenze ospedaliere, concentrate soprattutto al Nord, e un voto prossimo allo zero per l’assistenza territoriale e socio-sanitaria nelle aree interne di molte Regioni del Mezzogiorno. Perché la qualità del Servizio sanitario nazionale non si misura con le “punte di diamante”, ma con la capacità di garantire in modo uniforme le prestazioni sanitarie e socio-sanitarie, oggi non assicurate in almeno 8 Regioni. Oggi il vero problema della sanità è l’equità di accesso alle cure, sempre più condizionata dal codice di avviamento postale di residenza e dalla capacità di spesa. Nel 2024 i cittadini hanno sborsato di tasca propria oltre 41,3 miliardi di euro e ben 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una prestazione per le liste di attesa o per motivi economici. E’ evidente che dopo oltre quindici anni di progressivo indebolimento dell’offerta pubblica e di spazi occupati dalle risposte private, il baricentro del servizio sanitario nazionale si è spostato dall’universalismo alla spesa individuale”.

Se fosse Ministro della Salute che cosa farebbe?

”Premesso che, parafrasando Venditti “la politica non sarà mai il mio mestiere” farei tre cose al momento dell’insediamento. Primo: definire un confronto strutturato e continuo con i presidenti delle Regioni con obiettivi condivisi e scadenze rigorose. Se la sanità è materia di legislazione concorrente, Stato e Regioni devono sempre operare in stretta sinergia, nel rispetto dei reciproci poteri esclusivi. Secondo: riformare strutture ed enti che rappresentano lo Stato: Direzioni Generali del Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Agenas, Agenzia Italiana del Farmaco. Strutture oggi caratterizzate da troppe duplicazioni e poche sinergie, che indeboliscono la funzione di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni. Terzo: introdurre metodi rigorosi e strumenti di consenso formale nei numerosi tavoli tecnici di lavoro ministeriali, che troppo spesso si dissolvono senza raggiungere gli obiettivi per cui sono stati istituiti. E chiarirei fin dall’inizio che il mio ruolo di Ministro tecnico è subordinato al rilancio della sanità pubblica; se non è l’obiettivo dichiarato del Governo in carica, rassegnerei le dimissioni”.

Che ne pensa del semestre filtro?

“Il semestre filtro, di fatto compresso in poco più di due mesi, ha imposto una transizione brusca tra scuola superiore e Università, concentrando in un arco temporale molto ristretto contenuti complessi, modalità didattiche spesso inadeguate e una competizione esasperata. La prova di ingresso coincideva con il superamento di tre esami universitari, mettendo alla prova non solo gli studenti, ma soprattutto la capacità del sistema universitario di garantire una formazione solida ed equa in tempi così ridotti. In questo contesto, non è stato affatto selezionato il merito, ma la capacità di reggere lo stress e di adattarsi a un impianto didattico inadeguato. In altre parole, il semestre filtro più che selezionare i migliori, ha finito per promuovere i più resistenti. Talmente pochi che le regole sono state poi state modificate per consentire l’iscrizione anche agli aspiranti medici che non hanno superato le tre prove”. 

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