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Navalny ucciso, l’accusa di cinque paesi europei ma il Cremlino nega

Ariel Piccini Warschauer.

Non è più solo il sospetto di una vedova o l’intuizione di una dissidenza ridotta al silenzio. Ora, a parlare, sono i dati di laboratorio. Il dissidente russo Alexei Navalny sarebbe stato ucciso con l’epibatidina, una rarissima e letale neurotossina estratta dalla pelle della “rana freccia” sudamericana. L’accusa, pesante come un macigno, arriva dalla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, dove un fronte compatto guidato da Regno Unito, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi ha presentato le conclusioni di un’indagine tecnica che punta il dito direttamente contro il Cremlino e il leader russo Vladimir Putin.

L’arma del delitto: la tossina esotica

Secondo la dichiarazione congiunta dei cinque governi, le analisi effettuate sui campioni prelevati dal corpo del dissidente – morto il 16 febbraio 2024 nella colonia penale “Lupo Polare” – non lasciano spazio a interpretazioni naturali. L’epibatidina non è presente sul suolo russo; è un veleno esotico che richiede capacità biochimiche sofisticate per essere isolato e trasformato in un’arma. “Solo uno Stato dispone delle capacità e dell’opportunità per somministrare una sostanza simile in un carcere di massima sicurezza,” ha dichiarato la segretaria agli Esteri britannica, Yvette Cooper, parlando di un piano “barbaro” per eliminare l’unica vera minaccia interna allo status quo moscovita. 

La verità di Yulia e l’ira di Mosca

Presente a Monaco, Yulia Navalnaya ha accolto i risultati con una fermezza intrisa di dolore. “Due anni fa erano parole, oggi è scienza,” ha detto la vedova del dissidente, sottolineando come il regime abbia tentato in ogni modo di occultare il corpo per permettere alla tossina di degradarsi.

La reazione di Mosca è stata, come previsto, un muro di gomma. La portavoce Maria Zakharova ha liquidato la tesi come una “bufala occidentale”, una narrazione costruita ad arte per screditare la Federazione Russa. Tuttavia, il peso politico della rivelazione è enorme: i cinque Paesi hanno già informato l’Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche), sollevando il dubbio che la Russia non abbia mai realmente smantellato il proprio arsenale bio-chimico illegale dopo il caso Novichok del 2020.

Il fronte dei leader

Mentre Ursula von der Leyen definisce l’omicidio “l’atto codardo di un leader impaurito”, da Kiev Volodymyr Zelensky rincara la dose, attribuendo a Putin la responsabilità morale e materiale della morte di Navalny. Il timore dei leader europei è che l’uso di tossine biologiche segni un nuovo, oscuro capitolo nella repressione del dissenso, trasformando la Russia in quello che la Commissione UE non esita più a definire uno “Stato terrorista”.

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“Senza l’Europa non si fa la pace”

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