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Monte dei Paschi, molti movimenti in vista dell’assemblea di febbraio

Per il 4 febbraio il presidente della Banca Monte dei Paschi di Siena, Nicola Maione (nella foto) ha convocato l’assemblea straordinaria.

Euroborsa fa il punto della situazione.

Le modifiche statutarie proposte, subordinate al via libera della BCE, puntano a normalizzare la struttura della banca, rendendola più simile ai grandi peer europei e, soprattutto, più appetibile per future operazioni straordinarie.

L’assemblea sarà chiamata a deliberare sulla facoltà di incrementare il limite tra componente variabile e fissa della remunerazione (il cosiddetto cap ai bonus), superando il rapporto 1:1. Si tratta di una mossa strategica per attrarre e trattenere top manager in un mercato del credito sempre più competitivo.

Viene introdotta la possibilità per il consiglio uscente di presentare una propria lista di candidati per il rinnovo degli organi sociali. Questa modifica, già adottata da altri big del credito (come Unicredit), garantisce continuità gestionale e stabilità, riducendo l’incertezza tipica dei cambi di vertice.

Un punto di rottura netto con il passato è l’abrogazione dell’art. 20 comma 3
. Sparisce la deroga che rendeva l’amministratore delegato rieleggibile senza limiti di mandato, uniformando la figura del CEO alle regole di rotazione standard del consiglio.

Non meno rilevante è la parte finanziaria

La proposta prevede la riduzione della quota di utili destinata a riserva legale al minimo di legge e l’eliminazione della riserva statutaria. Questa “pulizia” del patrimonio netto è un segnale chiaro agli azionisti: la banca si prepara a una politica di distribuzione dei dividendi più aggressiva o, in alternativa, sta liberando capitale in vista di una possibile aggregazione.

In questo contesto, le nuove interpretazioni sulle regole del Golden Power giocano a favore di Siena. La possibilità che la notifica al Governo avvenga solo dopo il parere favorevole di UE e BCE semplifica l’iter burocratico delle operazioni di M&A transfrontaliere, alimentando le speculazioni su un possibile consolidamento nel settore bancario europeo che veda Mps come protagonista.

Il rialzo di Mps si inserisce in una cornice di estremo ottimismo per la Borsa di Milano. Il raggiungimento dei 45.033 punti del Ftse Mib segna la fine di un’attesa durata un quarto di secolo. La spinta arriva non solo dal comparto bancario, ma da una fiducia rinnovata nella tenuta del sistema Italia e nella stabilità del quadro normativo europeo.

Le modifiche allo statuto di Mps non sono solo tecnicismi, ma la rimozione degli ultimi lucchetti che impedivano alla banca di muoversi come un vero player di mercato.

Sull’assemblea La Repubblica propone una riflessione.

Il “sì” informale della Banca centrale europea al nuovo statuto proposto da Mps, arrivato il 30 dicembre scorso, viene colto al balzo da Siena: ieri il Monte dei Paschi ha comunicato che il 4 febbraio l’assemblea straordinaria sarà chiamata a votare un pacchetto di modifiche allo statuto che ridisegna la governance e i meccanismi di nomina del vertice. Gli attuali grandi azionisti dell’istituto, ossia Caltagirone e la Delfin dei Del Vecchio, sarebbero orientati a sostenere una lista presentata dal cda uscente, ma ad ogni buon conto la Bce ha chiesto di eliminare dallo statuto che verrà sottoposto ai soci il cosiddetto “principio di residualità”; si tratta di un meccanismo che avrebbe portato alla decadenza automatica della lista del cda se un azionista rilevante, come Delfin o Caltagirone, avesse presentato una lista di maggioranza. E resta da vedere se i soci forti di Siena resteranno gli stessi: ieri, infatti, Delfin si è limitata a un “no comment” sull’indiscrezione secondo cui potrebbe vendere la propria partecipazione a Unicredit, ma i contatti con la banca di Orcel sarebbero in corso anche con l’altro socio Caltagironecon l’obiettivo di trovare un accordo che soddisfi tuttti. Mps ha chiuso ieri in rialzo del 2,4%, sulla notizia dell’assemblea ma anche sui rumors di un nuovo capitolo del risiko. 

Recependo le osservazioni di Francoforte nelle future assemblee la competizione sara più aperta ma anche più ordinata, in cui – almeno in teoria – più liste si potranno affrontare in assemblea. Le modifiche proposte toccano anche i limiti di mandato e la rieleggibilità degli amministratori, superando la deroga che finora escludeva l’ad dal conteggio dei mandati. Sul fronte delle remunerazioni, l’assemblea potrà autorizzare un rapporto tra parte variabile e fissa superiore all’attuale uno a uno. Cambiano inoltre le regole sulla nomina del presidente e dei vicepresidenti e sul collegio sindacale in caso di lista unica.

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