#ESTERI #ULTIME NOTIZIE

Minneapolis, il rapporto choc che smentisce Trump sulla morte di Alex Pretti

Ariel Piccini Warschauer.

Non un solo “colpo difensivo”, ma una raffica esplosa da due diversi agenti mentre la vittima era già immobilizzata a terra e, soprattutto, privata della sua arma. Il caso di Alex Pretti, l’infermiere di 37 anni ucciso sabato scorso a Minneapolis durante una protesta anti-ICE, si arricchisce di dettagli che stridono violentemente con la narrazione ufficiale della Casa Bianca.

Un rapporto preliminare del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS), inviato al Congresso ed esaminato dalla Cnn, rivela che a sparare sono stati due agenti della Dogana e Protezione delle Frontiere (CBP). Secondo il documento, uno degli operatori avrebbe urlato più volte “Ha una pistola”, innescando la reazione letale dei colleghi: uno armato di una Glock 19 e l’altro di una Glock 47.

La dinamica: il video inchioda i federali

Se il rapporto ufficiale cerca di mantenere una zona d’ombra sulla responsabilità degli spari, le analisi video condotte dai media internazionali e dai testimoni oculari sembrano lasciare poco spazio all’immaginazione. Un’analisi della Cnn ha rilevato che un agente aveva già rimosso la pistola (legalmente detenuta) dalla cintura di Pretti pochi istanti prima che iniziassero gli spari.

Testimoni sul posto, tra cui un medico che ha tentato invano di prestare soccorso, riferiscono di aver visto Pretti “buttato a terra” e “colpito ripetutamente con calci e pugni mentre  non opponeva resistenza”. Il bilancio clinico è agghiacciante: almeno tre fori di proiettile alla schiena, uno al torace e uno al collo.

Il “cerchiobottismo” di Trump

Il Presidente Donald Trump, pur definendo l’accaduto un “incidente spiacevole”, ha scelto la via della colpevolizzazione della vittima. Se da un lato ha evitato di usare il termine “assassino” (rilanciato invece dal suo falco Stephen Miller), dall’altro ha ribadito: “Non dovreste presentarvi con un’arma a una protesta”.

Una dichiarazione che ignora due fatti fondamentali: 1. Pretti possedeva un regolare porto d’armi. 

2. Al momento dell’esecuzione, l’arma era già nelle mani degli agenti.

Un clima da stato di polizia

L’omicidio di Pretti è il secondo in meno di un mese a Minneapolis per mano delle forze federali, dopo quello di Renee Good. Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha alzato i toni chiedendo il ritiro immediato degli agenti ICE e CBP, definiti “violenti e inesperti”.

Mentre il DHS ha sospeso i propri account social e il comandante della Border Patrol, Gregory Bovino, è stato rimosso dalla gestione dell’operazione in Minnesota, resta il peso di un’indagine interna guidata dall’Ufficio per la Responsabilità Professionale (OPR), che dovrà stabilire se quella di sabato sia stata una tragica svista o, come gridano le piazze, un’esecuzione sommaria.

Minneapolis, il rapporto choc che smentisce Trump sulla morte di Alex Pretti

Ups, la cura da 30mila licenziamenti e

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti