Meta spende 135 miliardi in AI ma la scommessa paga
Ariel Piccini Warschauer.
C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui Wall Street guardava a Mark Zuckerberg con lo scetticismo riservato ai visionari fuori controllo. Erano i giorni dei miliardi bruciati nel “Metaverso”, quel mondo virtuale che sembrava non arrivare mai. Oggi, però, la musica è cambiata. Meta ha deciso di alzare la posta in gioco in modo quasi vertiginoso, pianificando una spesa in conto capitale che potrebbe toccare i 135 miliardi di dollari entro la fine dell’anno. Una cifra che farebbe tremare i polsi a qualsiasi amministratore delegato, ma che oggi i mercati accolgono con un brindisi.
La macchina da soldi corre più veloce
Il motivo di questo entusiasmo è pragmatico: l’intelligenza artificiale, a differenza del Metaverso, sta già portando i suoi frutti nelle tasche degli azionisti. Mentre il dibattito pubblico si concentra sui rischi etici di ChatGPT o dei deepfake, Meta ha usato l’AI per fare quello che le riesce meglio: vendere pubblicità.
Secondo i dati dell’ultimo trimestre, l’efficacia delle inserzioni su Instagram e Facebook è aumentata sensibilmente. Grazie ai nuovi algoritmi, gli utenti non solo passano più tempo sulle piattaforme, ma sono più propensi a cliccare e, soprattutto, ad acquistare. La pubblicità è cresciuta del 3%, una cifra che su una scala di miliardi di utenti si traduce in miliardi di dollari di fatturato aggiuntivo, e tutto questo è solo l’inizio.
Dal “like” all’automazione totale
La vera rivoluzione, tuttavia, è quella che non vediamo. Zuckerberg sta trasformando Meta in una gigantesca fabbrica automatizzata. L’obiettivo per il 2026 è ambizioso: permettere alle aziende di creare campagne pubblicitarie senza quasi toccare un tasto. Un’azienda potrà caricare la foto di un prodotto e lasciare che l’intelligenza artificiale scriva il testo, scelga il pubblico ideale e adatti l’immagine per ogni singolo utente.
È la fine dell’era dei “social” come li abbiamo conosciuti? Forse. Il feed di Facebook e Instagram sta diventando sempre meno una rete di contatti tra amici e sempre più un flusso di contenuti generati e selezionati da macchine e studiati per essere irresistibili e mirati per l’utente medio.
Una sfida ai giganti del Cloud
Con 135 miliardi di investimenti, Meta non sta solo comprando microchip da Nvidia; sta costruendo un’infrastruttura che la mette in diretta competizione con giganti come Microsoft e Google. La scommessa è che chi possiede l’intelligenza artificiale più potente possiederà il mercato del prossimo decennio.
Per ora, il “ragazzo prodigio” di Menlo Park sembra aver avuto ragione. Il fatturato che sfiora i 200 miliardi e la crescita a doppia cifra dicono che l’AI non è una bolla, almeno non per chi ha i dati e i server per domarla. Ma resta una domanda aperta: in questo mondo di algoritmi perfetti che sanno esattamente cosa vogliamo comprare, quanto spazio resterà per l’imprevedibilità o il capriccio dell’utente umano?





