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Mentre l’Europa sta a guardare il presidente Usa lancia l’Onu parallela e incontra Zelensky

di Ariel Piccini Warschauer.

Niente panzer tra i ghiacci, per ora. E niente dazi dal primo febbraio. Donald Trump sceglie la ribalta del World Economic Forum di Davos per servire l’ultima giravolta diplomatica: la crisi sulla Groenlandia, che aveva portato il mondo sull’orlo di una guerra commerciale e militare tra alleati, si trasforma improvvisamente in un “accordo quadro”. Almeno secondo la narrativa del tycoon.

Il modello Cipro e il “Golden Dome”

L’annuncio è arrivato via Truth Social, come da copione, dopo un faccia a faccia con il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte. Trump ha abbassato i toni dopo aver mandato il suo Segretario al Tesoro, Scott Bessent, a definire la Danimarca “irrilevante”. L’intesa non prevede l’annessione totale, ma una “sovranità limitata” sul modello delle basi britanniche a Cipro.

Il cuore del patto è il “Golden Dome”: un mastodontico scudo missilistico da 175 miliardi di dollari che Trump vuole erigere sulla calotta polare. “È l’accordo definitivo, è infinito”, ha esultato il Presidente alla CNBC. Dietro la retorica della difesa dagli ICBM nucleari russi e cinesi, però, c’è il dossier pesante: l’accesso privilegiato alle terre raree ai minerali critici del sottosuolo artico, su cui Washington intende esercitare un controllo di fatto, aggirando le resistenze di Copenaghen.

L’Europa tra gelo e prudenza

Se Trump parla di “vittoria totale”, a Davos il clima resta sotto lo zero. Il ministro degli Esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, ha mostrato un cauto apprezzamento per il ritiro delle minacce militari americane, ma ha ribadito le “linee rosse” sulla sovranità del Regno. Più tagliente il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil: “Non dobbiamo illuderci troppo presto”.

La realtà è che l’Europa resta sotto schiaffo: i dazi sono stati sospesi, non cancellati, e la sensazione è che il prezzo della pace sia una cessione di sovranità territoriale senza precedenti in epoca moderna.

Il “Board of Peace” e l’ombra di Putin

Mentre le autorità svizzere indagano sull’incendio che ieri sera ha costretto all’evacuazione del Centro Congressi, Trump lancia il suo vero guanto di sfida all’ordine mondiale: il Board of Peace. Una sorta di Onu parallela a trazione americana che dovrebbe gestire le crisi globali, da Gaza all’Ucraina.

Il colpo di teatro è l’invito a Vladimir Putin: “Vogliamo tutti quelli che hanno influenza”, ha tagliato corto Trump. Una mossa che gela Kiev proprio nel giorno del bilaterale tra il tycoon e Volodymyr Zelensky (nella foto). Il leader ucraino cerca garanzie per la ricostruzione, ma si ritrova a negoziare in un forum dove la sua causa sembra scivolata in secondo piano rispetto al nuovo risiko del Polo Nord.

Tra “cupole dorate” e diplomazia via social, Davos 2026 consegna un mondo dove la sicurezza non è più un diritto collettivo, ma una proprietà privata degli Stati Uniti.

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