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Medio Oriente in fiamme, missile contro la Turchia abbattuto dalla Nato

Ariel Piccini Warschauer.

Il Medio Oriente è scivolato in una spirale di violenza che sembra non conoscere più confini, trasformandosi in un conflitto aperto che vede ora il coinvolgimento diretto e massiccio delle superpotenze e dei blocchi difensivi internazionali. Nelle ultime ore, il confronto tra Washington e Teheran ha subito un’escalation senza precedenti: un sottomarino statunitense ha affondato una nave militare iraniana nel Golfo, un’azione che segna il passaggio dai raid aerei a uno scontro navale aperto.

Ma la tensione non corre solo lungo le rotte del petrolio. Il conflitto ha sfiorato il cuore dell’Europa e dell’Alleanza Atlantica quando un missile balistico, presumibilmente lanciato dalle milizie filo-iraniane e diretto verso il territorio della Turchia, è stato intercettato e abbattuto dai sistemi di difesa della Nato. È la prova tangibile che la “tempesta di fuoco” si sta allargando ben oltre i confini del quadrante siro-iracheno.

La morsa su Teheran e il dramma in Libano

Mentre i cieli della regione sono solcati da caccia e droni, il bilancio delle operazioni è spaventoso. Le forze della coalizione e l’Idf hanno colpito oltre 2.000 obiettivi strategici legati ai Pasdaran in tutto l’Iran. Tuttavia, è il Libano a pagare il prezzo più alto in termini di vite umane: decine di civili sono rimasti uccisi nei raid che hanno martellato le roccaforti di Hezbollah, ormai incapace di arginare l’avanzata delle truppe di terra israeliane.

L’affondo di Trump: “I capi sono tutti morti”

Dagli Stati Uniti, il presidente Donald Trump ha usato toni trionfalistici e brutali per descrivere l’esito della campagna militare. “Li abbiamo decimati. Tutti i loro capi, i candidati che stavano preparando per il dopo-Khamenei, sono stati uccisi”, ha dichiarato il tycoon, aggiungendo che la leadership iraniana è stata “sventrata”. Parole che sembrano trovare conferma nelle voci di un vuoto di potere quasi totale ai vertici della Repubblica Islamica.

Iran al bivio: la corsa per la nuova Guida

A Teheran, in un clima di assedio e con i siti istituzionali sotto costante minaccia (si parla di raid pesanti anche sulla sede della radiotelevisione di Stato e persino su Qom), l’Assemblea degli Esperti sta tentando l’impossibile. Fonti vicine al regime fanno sapere che l’organo è “vicino a scegliere la nuova Guida Suprema” per colmare il vuoto lasciato dalla scomparsa dell’ayatollah Ali Khamenei.

Tra le macerie di un apparato militare e politico che sembra vacillare, spunta il nome di Ali Larijani come possibile figura di transizione, in un disperato tentativo di mantenere la continuità del “Sistema” mentre i Pasdaran sembrano pronti a prendere il controllo totale del Paese per trasformarlo in una cittadella militare. La diplomazia è ormai ridotta al silenzio: in Medio Oriente, oggi, parlano solo le armi.

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