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Medici del capoluogo lucchese nella Resistenza

Roberto Pizzi.

Nel ventennio fascista tre medici ebbero un ruolo di primo piano sulla scena sociale e politica di Lucca: Pietro Pfanner, Enea Melosi e  Frediano Francesconi. Tutti e tre sono ricordati, in particolare, per una loro caratteristica comune: l’altruismo; come del resto richiede la loro nobile professione che è anche una missione civile.

Di questi tre medici è risaputo  che lasciavano spesso dei soldi sotto il cuscino dei malati bisognosi, o portavano a casa dei loro pazienti indigenti degli incarti con  la carne da lessare per una minestra ristoratrice, o esentavano dal pagamento delle visite chi non aveva soldi…dicendo che sapevano a chi far pagare le loro parcelle.  

Per il bene che fecero,  in nome dei principi della filantropia laica, o dei precetti religiosi, per la lotta combattuta per la libertà e per la democrazia, per le scelte di schierarsi dalla parte giusta, al di là del “giuramento di Ippocrate” che comunque non tradirono mai (prestando cure mediche a tutti), il loro ricordo continua a trasmettere un forte odore di bucato che ci riconcilia con l’umanità.

Pietro Pfanner era nato a Lucca il 20 giugno del 1864 e apparteneva ad una famiglia proveniente dalla Germania,  che alla  metà dell’Ottocento iniziò nella città la produzione e la somministrazione della birra. Si laureò in medicina nel 1889, iniziando la professione come medico condotto nel 1891 a Ponte a Moriano,  passando poi all’Ospedale di Lucca come assistente del famoso prof. Guarnerie, successivamente, del prof. Vignolo. A seguito del  terremoto di Messina del 1908, fu tra i medici volontari impegnati nei servizi igienico-sanitari,  e per il servizio prestato ricevette, nel 1910,  la sua prima grande onorificenza da parte del Ministero degli Interni. La Croce Rossa lo insignì anche di una medaglia d’argento per la sua opera benemerita durante l’ epidemia di colera scoppiata in Toscana nel 1911,  quando  Lucca dovette riaprire il lazzaretto ed egli fu l’unico medico che vi si chiuse dentro per assistere i pochi (per fortuna) che  si ammalarono. Nel 1915, allo scoppio della guerra, fu assunto come chirurgo primario nell’ Ospedale della Croce Rossa, dove si distinse per la sua abilità e umanità nel curare i feriti che giungevano dal fronte: fu per questo insignito della medaglia d’argento solitamente conferita ai benemeriti della patria. Nel 1918 diventò primario emerito di chirurgia dell’Ospedale di Lucca. Pfanner fu anche  uomo politico, che militò nel P.p.i., e fu Sindaco della città dal  novembre 1920 al maggio 1922. È da ricordare anche per la sua partecipazione al primo Comitato antifascista che si costituì in città all’indomani del delitto Matteotti, nel quale agì  in nome dei popolari lucchesi. Morì a Lucca nel 1935 e quindi non poté proseguire la sua opposizione al regime.

Il secondo medico da ricordare  è Enea Melosi, nato a Tolfa (Roma) il 21-1-1905. Prestò servizio nell’Ospedale di Lucca, perfezionandosi in Cardiologia . Richiamato alle armi nella II Guerra mondiale, ebbe il comando di una Sezione di Sanità paracadutisti con la quale fu in Africa: di qui dovette essere rimpatriato per aver contratto una grave forma di malaria.

Rientrato a Lucca, riprese la professione e ben presto decise di  aderire al “Comitato di Liberazione Nazionale” locale. Melosi non ebbe tessere di partito,  ma si identificò politicamente nel Partito d’Azione. Le riunioni clandestine, finché  fu scapolo, avvenivano anche in casa sua, nello stabile dove aveva l’ambulatorio. La frequentazione della sua abitazione passava inosservata perché i convenuti fingevano di essere suoi pazienti e tali furono ritenuti fino alla Liberazione anche dallasorella, che conviveva con lui.

Mario Tobino, nel romanzo Il Clandestino, lo chiama col nome di “Dott. Palmieri” e scrive di lui: i cittadini lo amavano poiché faceva risparmiare tempo e denaro con quelle diagnosi che non necessitavano di tanti esami di laboratorio…..  e per di più al momento del pagamento facilmente si distraeva, già sollecitato a correre da altri pazienti che l’attendevano.

Enea Melosi fu intimo di Arturo Paoli, figura carismatica nel clero resistente di Lucca, più giovane di lui, al quale dava ripetizioni di latino. Morì prematuramente il 21 giugno 1957.

Frediano Francesconi, era nato a Lucca l’8 settembre 1892 (morì nel 1977), ma trascorse l’infanzia e la prima giovinezza a Coselli, frazione del comune di Capannori, cui resterà sempre legato. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia si specializzò a Torino in otorinolaringoiatria. Allo scoppio della Grande Guerra si arruolò volontario come sottotenente di complemento negli alpini, ottenendo nel 1917 una medaglia d’argento al valor militare. Dopo il delitto Matteotti partecipò al Comitato antifascista che segnò il riavvicinamento, sia pure ormai in extremis, delle diverse anime oppositrici del regime. Lo scoppio della guerra e soprattutto gli eventi successivi al 25 luglio 1943 lo videro impegnarsi nel salvataggio e nella protezione di quanti erano in fuga dalla persecuzione del regime, e in particolare degli ebrei, mettendo a disposizione della rete di soccorso, estesa ed efficace in Lucchesia, il proprio studio professionale in piazza dei Cocomeri e la propria residenza di Coselli. Si ricorda, in particolare, il suo intervento in extremis che permise il salvataggio di una signora ebrea che stava morendo soffocata per aver inghiottito parte della sua dentiera.

Di lui ha scritto don Renzo Tambellini, un prete anch’egli impegnato nel salvataggio degli ebrei: “nonostante fosse massone era sempre stato benefico con tutti”.

Fu uno dei principali animatori del CLN lucchese e nel maggio1944 organizzò la liberazione del colonnello Alberto Brofferio, condotto prima nella sua villa a Coselli, e poi inviato in una delle formazioni partigiane della zona. Fu scritto che la figura del dottor Francesconi appariva come quella di un patriarca,  che parlava ai giovani di Mazzini come se fosse un suo amico ancora vivente. Dopo la liberazione di Lucca, nel settembre 1944, Francesconi entrò nella giunta comunale per conto del CNL, come assessore al “razionamento”, carica  che gli consentì di svolgere un’intensa attività a favore della popolazione. Francesconi fu tra i promotori, nella primavera del 1945, di un Comitato di soccorso “pro Garfagnana e Versilia” e verrà nominato anche commissario del Consorzio agrario provinciale. Risulterà eletto nelle elezioni amministrative del Comune di Capannori, per la lista  del Pri e confermato nelle elezioni del 1951 sia in questo Consiglio Comunale, che in quello di Lucca, optando  per la partecipazione alla prima assise. Una preferenza che gli varrà la gratitudine dell’elettorato capannorese che lo riconfermerà ininterrottamente fino al 1964. All’impegno politico e professionale affiancò quello nell’associazionismo, contribuendo alla fondazione del Rotary Club, di cui sarà anche presidente, partecipando all’attività dell’Accademialucchese delle Scienze e della Arti e, soprattutto, presiedendo dal 1956 al 1960 la “Croce Verde”, sodalizio in cui era entrato a far parte sin dal 1915 e che lo avrebbe poi annoverato tra i suoi benefattori.

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