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Marsiglia, il crepuscolo della Porta d’Oriente

di Ariel Piccini Warschauer.

Marsiglia – Il Maestrale qui non pulisce l’aria; la agita soltanto, portando con sé l’odore di plastica bruciata e gomma che sale dai complessi di edilizia popolare dei Quartieri a Nord della città. A Marsiglia, la “Porta d’Oriente”, la bellezza del Mediterraneo è diventata un velo troppo sottile per coprire un’implosione sociale. Il 2025 non è solo un anno di statistiche nere; è l’anno zero, il momento in cui il narcotraffico ha smesso di essere una questione di ordine pubblico per diventare una sfida frontale allo Stato.

L’altare di cenere per Mehdi

Il silenzio, a Marsiglia, si è spezzato definitivamente a novembre. L’esecuzione di Mehdi Kessaci non è stata una delle solite “stese” per il controllo di un marciapiede. Mehdi non apparteneva al mondo di “mezzo”. Era il fratello di Amine, l’uomo che ha fatto della lotta ai clan una vera e propria missione di vita.

Ucciderlo in pieno giorno, crivellarlo e poi dare il corpo alle fiamme – il terribile barbecue, come lo chiamano qui con un cinismo che gela il sangue – è stato il manifesto politico della DZ Mafia. Il messaggio è scritto nella cenere: “Nessuno è al sicuro. Nemmeno chi è giusto”.

L’infanzia bruciata su Snapchat

Mentre percorro i vialetti tra i palazzoni di edilizia popolare, il contrasto è violento. Sui muri, accanto ai graffiti di periferia, appaiono le scritte dei clan. Ma la vera guerra non si vede, viaggia nell’etere.

I soldati di oggi non hanno cicatrici, ma profili social attivi. Li chiamano “Baby Killer”. Sono adolescenti, spesso quattordicenni, reclutati via Telegram o Snapchat come se cercassero un lavoro stagionale.

“Arrivano da Parigi o Lione con un biglietto del treno di sola andata”, mi confida una fonte della Gendarmeria che chiede l’anonimato mentre osserviamo un checkpoint mobile. “Dormono in alberghi da trenta euro, ricevono le coordinate GPS e una borsa con un Kalashnikov. Sparano, tornano in hotel e aspettano il bonifico da 15.000 euro. Sono manovalanza usa e getta, mentre i padroni cenano nei resort di Dubai”. È un nichilismo puro: una generazione che non sogna di diventare boss, ma accetta di morire (o uccidere) per il prezzo di una sneaker di lusso.

Il porto dei veleni: 37 tonnellate di polvere

Spostandosi verso la zona di Marsiglia-Fos, l’aria cambia. Qui si muovono i soldi veri. Il porto è un polmone che respira cocaina. Nel 2025, i sequestri hanno raggiunto la cifra mostruosa di 37,5 tonnellate.

La droga non arriva più in piccole dosi: arriva a container. Si nasconde tra le banane dell’Ecuador o i tronchi di legno pregiato. Nonostante i nuovi scanner ad alta tecnologia, che promettono di “mettere a nudo” ogni tir in pochi battiti di ciglia, la corruzione è l’olio che fa girare gli ingranaggi. Gruisti, doganieri, camionisti: ognuno ha un prezzo. E dietro l’angolo, i cartelli messicani di Sinaloa iniziano a fare capolino, portando con sé la minaccia del fentanyl e delle droghe sintetiche.

L’ombra lunga dell’Italia

Ma Marsiglia non è un’isola. È la “Settima Provincia” della ‘ndrangheta. Per le cosche calabresi, questo è territorio di conquista e di transito. Mentre i marsigliesi si sparano per la strada, gli uomini di Gioia Tauro gestiscono i flussi, agendo da grossisti invisibili che usano la Costa Azzurra come un bancomat di lusso per il riciclaggio.

Dall’altra parte c’è il legame con la Camorra. Il modello è quello delle “batterie” napoletane: velocità, colpi spettacolari, vedette (i choufs) organizzate militarmente. È una mutazione genetica del crimine: la ferocia dei clan di Scampia trapiantata sotto il sole della Provenza.

Uno Stato che insegue

La risposta dell’Eliseo si chiama “Place Nette”. Blitz massicci, migliaia di agenti che scendono nei quartieri come un esercito di occupazione. Ma negli occhi della gente che va al mercato o accompagna i figli a scuola, si legge lo scetticismo.

“Vengono, sequestrano tre pistole, fanno qualche foto e se ne vanno. Il giorno dopo, la piazza riapre”, dice un anziano seduto al bar con lo sguardo fisso sul mare.

Marsiglia resta lì, sospesa tra il suo passato di porto cosmopolita e un futuro che somiglia sempre più a un romanzo di Roberto Saviano. Una città dove il controllo di una piazza di spaccio vale 80.000 euro al giorno, e la vita di un quattordicenne non vale nemmeno il costo del proiettile che lo fermerà.

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