Marinoni: “Per i dehors vincolare le concessioni alle condizioni di lavoro applicate dalle imprese”
“Vincolare la concessione dei dehors alle condizioni di lavoro applicate dalle imprese è una proposta saggia, perché introduce un requisito base di legalità – dice il direttore generale di Confcommercio Toscana Franco Marinoni, intervenendo nel dibattito aperto in questi giorni a Firenze –. Per questo, come Confcommercio auspichiamo fortemente che le amministrazioni comunali, non solo quella di Firenze, quando si tratta di concedere spazi pubblici alle imprese, adottino criteri chiari che valorizzino chi applica Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro sottoscritti da associazioni datoriali e sindacali realmente rappresentative”.
“Si tratta anche di uno strumento efficace per contrastare il fenomeno del dumping contrattuale, purtroppo in forte crescita anche in Toscana, come abbiamo più volte denunciato, da ultimo nel convegno organizzato lo scorso autunno a Firenze insieme a FIPE nazionale, la federazione dei pubblici esercizi di Confcommercio”.
“Purtroppo – prosegue Marinoni – anche a noi risultano situazioni di irregolarità nel settore di bar e ristoranti. In alcuni casi si tratta di imprese che, talvolta in assoluta buona fede e mal consigliate, vengono attratte da presunti risparmi e finiscono per applicare contratti ‘di comodo’, rinunciando invece al CCNL sottoscritto dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, quello di FIPE-Confcommercio, oggi adottato da circa il 90% delle imprese italiane”.
“Ma altro che risparmio: i cosiddetti contratti pirata, firmati da sigle prive di reale rappresentanza, sono convenienti solo all’apparenza – spiega Marinoni – perché riducono salari, tutele e diritti dei lavoratori e, allo stesso tempo, penalizzano le imprese, che si espongono a sanzioni, perdono benefici fiscali e contributivi, non possono partecipare a bandi e appalti pubblici né accedere a strumenti fondamentali come il part-time e l’apprendistato. È quindi giusto che a queste situazioni venga negato anche l’accesso a concessioni comunali come i dehors: un deterrente utile contro una concorrenza sleale inaccettabile”.
“Non ha invece senso – prosegue il direttore generale di Confcommercio Toscana – ridurre il tema alla sola questione del salario minimo: il lavoro non si misura esclusivamente dalla cifra in busta paga, ma dall’insieme dei diritti e delle tutele che i contratti collettivi garantiscono, dall’assistenza sanitaria integrativa alla contribuzione, fino a ferie, permessi e malattia”.
“In generale – conclude Marinoni – è corretto che le istituzioni fissino paletti chiari: il rispetto dei CCNL rappresentativi è la soglia minima per operare pienamente nella legalità e per accedere a concessioni pubbliche. È una battaglia che va portata avanti insieme e che riguarda la qualità del lavoro, la trasparenza del mercato e la tutela delle imprese sane”.






