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Maduro davanti ai giudici mentre il presidente della Colombia pronto a reagire con le armi

di Ariel P. Warschauer.

È il giorno della verità giudiziaria per Nicolás Maduro. L’ex presidente venezuelano e la moglie, Cilia Flores, sono arrivati al Tribunale federale di Manhattan sotto misure di sicurezza senza precedenti. Alle 18 (ora locale) compariranno davanti a un giudice federale per rispondere di un pesante atto d’accusa: narcoterrorismo, traffico di droga e uso di armi da guerra.

Il trasferimento segue il blitz militare statunitense dello scorso weekend, un’operazione che ha rimosso Maduro dal potere a Caracas e che sta scatenando un terremoto geopolitico senza sosta.

La minaccia di Gustavo Petro: «Difenderò la Patria»

Mentre a Manhattan si aprono i faldoni del processo, nel continente sudamericano sale la tensione bellica. La reazione più dura è arrivata da Gustavo Petro. Il presidente della Colombia, citato dall’amministrazione statunitense come possibile prossimo obiettivo, ha rotto il silenzio con una serie di post durissimi su X.

«Ho giurato di non impugnare mai più un’arma dal Patto di pace del 1989, ma per la Patria riprenderò di nuovo le armi che non voglio», ha scritto Petro.

Il leader colombiano ha respinto ogni accusa di narcotraffico, rivendicando la propria onestà finanziaria e ordinando alle forze pubbliche di «non sparare contro il popolo, ma contro l’invasore». Una sfida aperta a Washington e a Marco Rubio, citato esplicitamente nel messaggio, che segna una spaccatura profonda nella regione.

L’Europa frena: «Transizione guidata dal popolo»

Più cauta, ma ferma sulla legittimità, la posizione di Bruxelles. La portavoce della Commissione Europea, Paula Pinho, ha ribadito che la gestione del Paese spetta esclusivamente ai venezuelani, allontanando l’ipotesi di un governo a guida statunitense.

La Svizzera sigilla i forzieri

Sul fronte finanziario, si muove Berna. Il Consiglio federale svizzero ha ordinato il congelamento immediato di tutti i beni riconducibili a Maduro e ai suoi collaboratori presenti nella Confederazione. L’obiettivo è prevenire la fuga di capitali: se i fondi risulteranno acquisiti illecitamente, la Svizzera si è impegnata a restituirli a beneficio della popolazione venezuelana.

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