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L’ultimo rifugio dell’ayatollah iraniano, un piano B per la fuga a Mosca

di Ariel Piccini Warschauer.

Mentre la Repubblica Islamica attraversa la fase più turbolenta dalla rivoluzione del 1979, indiscrezioni di intelligence internazionale riaccendono il dibattito sulla reale tenuta del sistema teocratico. Secondo un rapporto dettagliato, apparso sul britannico The Times e ripreso dal Jerusalem Post, la Guida Suprema Ali Khamenei avrebbe predisposto un protocollo d’emergenza — un «Piano B» — per un esilio dorato a Mosca, nell’eventualità in cui le rivolte nazionali arrivassero a minacciarne l’incolumità.

L’asse Teheran-Mosca

La scelta della Russia come terra d’asilo non sorprende gli osservatori di geopolitica. Il legame tra il Cremlino e la Guida Suprema si è stretto in modo quasi indissolubile negli ultimi anni: la fornitura di droni e missili iraniani per il conflitto in Ucraina e la comune avversione all’egemonia statunitense hanno trasformato Vladimir Putin nel garante naturale della sopravvivenza, fisica o politica, dei vertici iraniani.

Il piano prevedrebbe il trasferimento di Khamenei, oggi 86enne, insieme al cosiddetto «cerchio dei venti»: una lista ristretta che include il figlio Mojtaba — spesso indicato come possibile erede al trono teocratico — e i consiglieri per la sicurezza più fedeli. Con loro viaggerebbero documenti sensibili e le risorse finanziarie necessarie a garantire la continuità della dinastia, o la formazione di un governo in esilio.

Un regime tra due fuochi

L’esistenza di una strategia d’uscita riflette una profonda crisi di nervi all’interno dei palazzi di Teheran. Storicamente monolitica, la Repubblica Islamica mostra oggi crepe inedite.

Il precedente siriano

Sulle valutazioni di Teheran pesa l’ombra di quanto accaduto recentemente a Damasco. La caduta della Siria e il rapido trasferimento di Bashar al-Assad a Mosca hanno dimostrato che il Cremlino è disposto a proteggere i propri alleati, ma solo quando ogni opzione militare è ormai esaurita.

Tuttavia, diversi analisti invitano alla cautela: la diffusione di queste notizie potrebbe essere parte di una raffinata operazione di guerra psicologica. L’obiettivo sarebbe demoralizzare le forze di sicurezza iraniane, suggerendo che i leader siano pronti ad abbandonare la nave mentre il Paese brucia.

Lo scenario: un vuoto nel Golfo

Se il «Piano B» dovesse essere attivato, si aprirebbe un vuoto di potere senza precedenti. Senza la guida carismatica di Khamenei, l’Iran rischierebbe di scivolare verso una guerra civile tra fazioni militari o una transizione violenta, con conseguenze imprevedibili per i mercati petroliferi e per gli equilibri già precari con Israele e Arabia Saudita.

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