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L’ultimo resort del re di carta, catturato un boss della camorra

Ariel Piccini Warschauer.

C’è un’estetica precisa nella fuga dei boss di camorra, un cerimoniale che si ripete identico a se stesso, sospeso tra il lusso cafone e la claustrofobia del potere. Roberto Mazzarella, il quarantottenne reggente di uno dei clan più ramificati e feroci di Napoli, ha scelto come suo ultimo atto di libertà il blu di Vietri sul Mare. Non un buco umido sotto una masseria, ma una villa di pregio, un resort dove il sole della Costiera avrebbe dovuto nascondere l’ombra di un uomo ricercato per omicidio aggravato dal metodo mafioso.

Mazzarella non è un nome qualunque. È un cognome che a Napoli si pronuncia a bassa voce, un’eredità di sangue che affonda le radici nel contrabbando di sigarette degli anni ’60, nei motoscafi che solcavano il mare di Santa Lucia. Roberto è il nipote del “patriarca” Ciro ‘o scellone, figlio di quel Salvatore ucciso nel 1995. Rappresenta la terza generazione di un impero che ha diviso la città in spicchi, come un’arancia, scontrandosi per decenni con l’Alleanza di Secondigliano in una guerra infinita.

Quando i carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli, supportati dai “Cacciatori di Calabria”, hanno fatto irruzione nella notte, non hanno trovato un soldato in trincea. Hanno trovato un uomo circondato dai simulacri del suo personale successo criminale:

3 orologi di lusso perché il tempo dei boss deve essere sempre d’oro, anche quando sta per finire.

20mila euro in contanti, la benzina necessaria per alimentare la latitanza, per pagare silenzi e logistica.

Documenti falsi e manoscritti, la “contabilità” del clan, fogli che ora passeranno sotto la lente della Procura e che potrebbero svelare le rotte attuali dei loro affari.

Mazzarella era lì con moglie e figli. È il paradosso del boss: l’uomo che semina morte e distruzione nelle strade di San Giovanni a Teduccio o del Mercato, cerca nel privato il calore della famiglia tradizionale. È una messinscena necessaria per mantenere l’autorità: il “buon padre” che, nel frattempo, è accusato di aver ordinato esecuzioni spietate.

La sua latitanza, iniziata il 28 gennaio 2025, è durata poco più di un anno. Un anno trascorso a gestire un impero dal perimetro di una villa. Ma il mare della Costiera, che per i Mazzarella è stato storicamente via di fuga e di guadagno (dai tempi delle “bionde” di Michele Zaza), questa volta è stato una trappola. Mentre le Api del gruppo di Napoli circondavano l’edificio, una motovedetta della Capitaneria chiudeva ogni via d’uscita dall’acqua.

L’arresto di Roberto Mazzarella è un colpo durissimo a una struttura che ha fatto della capillarità territoriale la sua forza. Ma non illudiamoci. La camorra dei Mazzarella è una creatura mitologica: tagli una testa e ne spunta un’altra, spesso più giovane e più affamata.

Tuttavia, vederlo uscire in manette da un resort di lusso ci ricorda una verità fondamentale: il potere dei boss è sempre un prestito a breve termine. Si conclude quasi sempre così, tra lo scintillio di un cronografo d’oro e il rumore metallico delle manette che scattano all’alba, mentre il resto del mondo, quello onesto, inizia a svegliarsi. 

L’ultimo resort del re di carta, catturato un boss della camorra

Un numero, 3600 iscritti al Pd della

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