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L’Ue prepara il bazooka da 93 miliardi di euro, nel mirino Big Tech e dazi

di Ariel Piccini Warschauer.

Il dossier Groenlandia rischia di diventare il casus belli di una guerra commerciale transatlantica senza precedenti. Secondo quanto rivelato dal Financial Times, l’Unione Europea sta mettendo a punto un pacchetto di ritorsioni dal valore complessivo di 93 miliardi di euro. L’obiettivo della Commissione è chiaro: dotare i leader europei di una leva negoziale d’urto in vista dell’imminente faccia a faccia con Donald Trump al World Economic Forum di Davos.

La strategia della “ritorsione pronta all’uso”

La risposta di Bruxelles non parte da zero, ma poggia su una doppia linea di difesa commerciale:l È al vaglio la riattivazione di una lista di dazi doganali – già predisposta lo scorso anno – che era stata congelata fino al 6 febbraio per mantenere aperto il dialogo. Senza segnali di distensione da Washington, le barriere scatteranno automaticamente. Il Meccanismo Anti-Coercizione (ACI), e’ l’arma di Bruxelles. Progettato nel 2023 e mai utilizzato, questo strumento permette di colpire non solo le merci, ma anche i flussi finanziari e i servizi digitali colpendo pesantemente le Big Tech. 

L’asse Parigi-Berlino e il nodo Big Tech

La Francia è il principale sponsor dell’attivazione del meccanismo anti-coercizione. Se attivato, il provvedimento potrebbe limitare drasticamente l’operatività delle Big Tech statunitensi nel mercato unico, colpendo il settore dei servizi e le licenze d’investimento.

Il coordinamento politico è già in fase avanzata: i ministri delle Finanze di Francia e Germania si incontreranno a Berlino per blindare una posizione comune, prima di portare la proposta all’attenzione dell’Eurogruppo e dell’Ecofin. L’intenzione di Parigi è quella di internazionalizzare la crisi, inserendo la questione nell’agenda della Presidenza francese del G7.

Diplomazia del deterrente

Nonostante i toni duri di alcuni diplomatici, che definiscono le pressioni di Trump «metodi mafiosi», la maggioranza degli Stati membri (Italia inclusa) propende per una strategia di deterrenza attiva. L’idea è quella di “mostrare i muscoli” per costringere la Casa Bianca a una de-escalation prima della scadenza del 6 febbraio.

Tuttavia, il Parlamento Europeo ha già inviato un segnale di rottura: i principali gruppi politici hanno chiesto di sospendere il voto sulle agevolazioni tariffarie per i prodotti USA previste dagli accordi dello scorso anno. Una mossa che di fatto annulla i progressi diplomatici raggiunti finora.

Se il meccanismo anti-coercizione dovesse essere attivato, segnerebbe un punto di non ritorno nelle relazioni commerciali globali, trasformando l’Ue da mercato “regolatore” a potenza “geoeconomica” reattiva.

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