#ESTERI #ULTIME NOTIZIE

Londra, il soft power di Teheran viaggia sulle ali della beneficenza

Ariel Piccini Warschauer.

Sotto la superficie della vivace, multietnica e multirazziale società britannica, tra le pieghe di un sistema di welfare privato che muove miliardi, si nasconde una fitta ragnatela di influenza tessuta direttamente dalla Repubblica Islamica dell’Iran. È quanto emerge da un esplosivo rapporto di 109 pagine, intitolato “Under influence: the Iranian Regime’s abuse of the UK charity system and the limitations of oversight”, che mette a nudo una rete di organizzazioni caritatevoli nel Regno Unito trasformate in avamposti ideologici e operativi di Teheran.  

Il documento analizza dieci enti benefici britannici sospettati di essere strumenti del “soft power” iraniano. Al centro di questo ecosistema svetta l’Islamic Centre of England (ICEL), descritto nel rapporto come il vero e proprio “quartier generale” logistico della rete. Non si tratterebbe solo di promozione culturale o religiosa: l’ICEL manterrebbe legami diretti con la Guida Suprema Khamenei e sarebbe in realtà coinvolto in attività che spaziano dalla sovversione allo spionaggio.  

Secondo gli analisti britannici, la strategia di Teheran poggia su tre pilastri fondamentali fondamentali. 

1. Sovrapposizione di personale: Una rete di direttori e fiduciari che siedono contemporaneamente nei board delle charity britanniche e in istituzioni legate al regime iraniano. 

2. Allineamento ideologico: Una rigorosa fedeltà alla dottrina khomeinista, utilizzata per radicalizzare le comunità locali e marginalizzare i dissidenti della diaspora iraniana.  

3. Infrastruttura di rete: Le singole organizzazioni non operano in modo isolato, ma come un corpo unico coordinato strategicamente da Teheran.

L’aspetto più inquietante rivelato dal rapporto riguarda la cecità delle istituzioni britanniche. Nonostante otto delle dieci organizzazioni citate siano già sotto inchiesta da parte della Charity Commission, molte di esse continuano a operare indisturbate. Ancora peggio: quattro di queste beneficiano del programma Gift Aid, il che significa che il governo britannico – e quindi i contribuenti – sta indirettamente sovvenzionando queste attività con un integrazione del 25% su ogni donazione ricevuta.  

Mentre le autorità di Londra classificano ufficialmente l’Iran come una “minaccia statale attiva” per via di attività di spionaggio e repressione a livello internazionale, il rapporto sottolinea come il fronte del “soft power” sia stato colpevolmente trascurato. Le conseguenze più pesanti ricadono sulla diaspora iraniana nel Regno Unito, che denuncia intimidazioni costanti, e sulla comunità ebraica britannica, bersaglio della propaganda d’odio alimentata da questi centri controllati direttamente dal regime degli ayatollah.  

La sfida per il governo britannico è ora quella di passare dalle analisi ai fatti, chiudendo i rubinetti del finanziamento pubblico e smantellando una rete che, protetta dallo status di ente benefico e caritatevole, lavora invece, per indebolire le democrazie occidentali dall’interno.

Londra, il soft power di Teheran viaggia sulle ali della beneficenza

La Toscana è la regione con il

Londra, il soft power di Teheran viaggia sulle ali della beneficenza

A Siena già si corre in Piazza

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti