L’ombra di Teheran e il doppio gioco di Hamas, ne parla ex ufficiale dei servizi di sicurezza israeliani
Ariel Piccini Warschauer.
Mentre le cancellerie del Golfo osservano con il fiato sospeso la transizione di potere a Teheran, un documento segreto rischia di incendiare definitivamente i rapporti tra il mondo sunnita e l’asse della resistenza. Hamas, ufficialmente “protettore” dei civili palestinesi, avrebbe inviato una missiva privata a Mojtaba Khamenei, nuovo custode della teocrazia iraniana, con toni che smentiscono ogni velleità diplomatica.
Ne abbiamo parlato con G. E. (Identità protetta), analista senior ed ex ufficiale dei servizi di sicurezza israeliani, con una vita passata a decriptare i messaggi tra Gaza e Teheran.
L’Intervista
Dottor G.E., la lettera segreta di Hamas a Mojtaba Khamenei sembra un esercizio di cinismo puro. In pubblico chiedono all’Iran di non colpire i Paesi del Golfo, in privato li deridono. Cosa sta succedendo?
«Siamo davanti alla “taqiyya” geopolitica: l’arte della dissimulazione. Hamas sa che per sopravvivere politicamente deve apparire come un attore razionale agli occhi di Doha o Riyadh. Ma la verità è nella lettera: Hamas considera i leader arabi moderati come dei deboli, dei “traditori” che si nascondono dietro l’ombrello americano. Schernire gli Stati del Golfo per non aver protetto le basi USA è un segnale chiaro: Hamas si sente l’unica avanguardia armata capace di sfidare l’ordine costituito.»
Il rifiuto categorico del disarmo è il punto di rottura?
«Certamente. Non è solo una questione militare, è una dichiarazione di intenti esistenziale. Accettare il disarmo significherebbe per Hamas trasformarsi in una fazione politica marginale. Scrivendo all’ayatollah Mojtaba, dicono: “Noi siamo la vostra punta di diamante”. È un patto di sangue che chiude la porta a qualsiasi mediazione internazionale che preveda una Gaza smilitarizzata.»
Perché rivolgersi proprio ora a Mojtaba Khamenei?
«Il passaggio di consegne a Teheran è un momento di vulnerabilità e opportunità. Hamas vuole essere il primo della classe a giurare fedeltà al nuovo Leader Supremo. È una mossa per garantirsi il flusso costante di finanziamenti e armamenti avanzati, proprio mentre la pressione militare israeliana cerca di recidere questi canali. È un messaggio di continuità nel terrore.»
Il Ministero degli Esteri israeliano ha definito questa lettera una “pistola fumante” del tradimento palestinese verso i fratelli arabi. Quali saranno le conseguenze diplomatiche?
«Gli accordi di Abramo sono il vero bersaglio. Hamas vuole dimostrare che l’alleanza con l’Occidente non garantisce sicurezza. Se i Paesi del Golfo percepiranno che Hamas li sta attivamente sabotando presso il regime iraniano, potremmo assistere a un isolamento diplomatico del gruppo senza precedenti nel mondo arabo. Il rischio però è che questa polarizzazione spinga Hamas a diventare ancora più radicale, se possibile.»
Qual è la prossima mossa di Teheran dopo aver ricevuto questo “omaggio” di fedeltà?
«Mojtaba deve legittimarsi. Ricevere il plauso di Hamas, degli Houthi e di Hezbollah lo posiziona come il vero “Comandante dell’Asse del Terrore”. Mi aspetto un incremento delle operazioni terroristiche e militari coordinate. Se Hamas scrive “attivate tutti i fronti”, non sta parlando solo di Gaza, ma di una destabilizzazione regionale che parte dal Mar Rosso e arriva al confine libanese.»
La lettera segreta segna il tramonto della retorica della “liberazione nazionale” per abbracciare totalmente il messianismo regionale iraniano. Hamas non combatte più solo per un territorio, ma per un’egemonia teocratica che non prevede spazio per la convivenza, né con Israele, né con i vicini arabi “moderati”.





