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Lo schiaffo di Orban all’Europa, ricorso alla Corte Ue per difendere il gas di Putin

Ariel Piccini Warschauer.

Non è solo una battaglia per il riscaldamento delle case ungheresi. È l’ultimo, plateale atto di resistenza di Viktor Orbán contro la strategia di sicurezza dell’Unione Europea. Budapest ha rotto gli indugi e ha presentato un ricorso formale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per chiedere l’annullamento del regolamento che impone il bando totale al gas russo entro il 2027. Un’iniziativa che vede al fianco dell’Ungheria anche la Slovacchia di Robert Fico, saldando un asse sovranista che rischia di paralizzare la politica estera del blocco.

Il “vizio” di forma

Il cuore della contesa non è economico, ma procedurale. Il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, parla apertamente di una “frode legale su larga scala”. Secondo la tesi di Budapest, la Commissione Europea avrebbe deliberatamente classificato il bando al gas come una “misura commerciale” — approvabile a maggioranza qualificata — anziché come una “sanzione energetica”, che avrebbe richiesto l’unanimità.

È il gioco del veto: spacciando la politica estera per commercio, Bruxelles avrebbe scippato agli Stati membri il diritto di opporsi. “Un diktat ideologico che calpesta i trattati”, tuonano da Budapest, rivendicando la sovranità nazionale sulla scelta del mix energetico.

La sicurezza energetica come scudo

Per Orbán e Fico, la solidarietà europea non può tradursi in un “suicidio economico”. L’Ungheria, nazione senza sbocco al mare e storicamente legata ai gasdotti russi, sostiene di non avere alternative realistiche in tempi brevi. Lo stop al GNL e al gas via tubo di Mosca è visto come una minaccia esistenziale alla stabilità sociale del Paese, capace di innescare un’impennata dei prezzi che il governo non sarebbe in grado di contenere.

Una sfida all’unità dell’Unione

La mossa arriva in un momento delicatissimo per l’Europa, impegnata a mantenere unito il fronte del sostegno all’Ucraina. Se la Corte di Lussemburgo dovesse accogliere le ragioni di Orbán, non sarebbe solo una vittoria legale per Budapest, ma un colpo durissimo all’autorità della Commissione Von der Leyen.

La posta in gioco è la capacità dell’Europa di agire come un attore geopolitico unico. Mentre il resto del continente corre verso le rinnovabili e i nuovi fornitori, il ricorso dell’Ungheria ci ricorda che all’interno della famiglia europea c’è chi guarda ancora a Est, convinto che il cordone ombelicale con Mosca non debba mai essere reciso del tutto.

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