L’Iran nel buio, il black out di internet più lungo della storia per coprire il massacro
Ariel Piccini Warschauer.
Un intero Paese cancellato dalle mappe digitali. L’Iran è sprofondato in un isolamento senza precedenti: il blackout della rete internet imposto dal regime degli ayatollah per soffocare le proteste anti-governative ha superato le 180 ore. Non è più un’emergenza temporanea, ma una strategia di Stato: il ministro delle Comunicazioni ha annunciato che il blocco proseguirà «a tempo indeterminato per ragioni di sicurezza nazionale», con l’obiettivo di mantenere il Paese offline almeno fino a Nowruz, il capodanno persiano di fine marzo.
Il muro del silenzio e le «uccisioni di massa»
Dietro lo schermo nero della rete, la repressione corre veloce e brutale. Le organizzazioni internazionali denunciano un massacro sistematico. Human Rights Watch parla apertamente di «uccisioni di massa su scala di migliaia di persone», mentre l’Organizzazione iraniana per i diritti umani è riuscita a documentare, nonostante le difficoltà comunicative, la morte di almeno 3.428 manifestanti tutti uccisi con colpi d’arma da fuoco spesso sparati a bruciapelo.
«Solo quando internet verrà ripristinato conosceremo la reale portata di questa carneficina», avverte Netblocks. Al momento, l’unico precedente storico di un isolamento così radicale e prolungato è quello avvenuto in Etiopia tra il 2021 e il 2023.
Diplomazia e movimenti navali
Mentre il Cremlino tenta una complessa mediazione telefonica — con Vladimir Putinimpegnato in un triangolo diplomatico tra il premier israeliano Netanyahu e il presidente iraniano Pezeshkian — la tensione militare raggiunge il punto di rottura.
Le immagini satellitari di Copernicus hanno confermato il riposizionamento della flotta americana: la portaerei USS Abraham Lincoln, accompagnata da un gruppo d’attacco che include cacciatorpediniere e sottomarini nucleari, ha lasciato il Mar Cinese Meridionale e sta facendo rotta verso il Medio Oriente.
Lo scontro all’ONU
A New York, il clima è da guerra fredda. La portavoce della Casa Bianca, Caroline Leavitt, ha rivelato che la pressione diplomatica avrebbe già portato alla sospensione temporanea di 800 esecuzioni capitali previste per ieri. Tuttavia, l’ambasciatore USA all’ONU, Michael Waltz, ha ribadito che la pazienza di Washington è ormai esaurita:
«Il presidente Trump è un uomo d’azione. Questo è un regime che governa con la violenza e l’intimidazione. Adesso basta: tutte le opzioni sono sul tavolo».
Teheran replica accusando Israele e Stati Uniti di alimentare il «terrorismo» interno, ma le Nazioni Unite, per bocca di Antonio Guterres, chiedono con forza il rispetto dei diritti umani e la fine della violenza sui civili.





