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L’India volta le spalle agli Stati Uniti e firma il patto del secolo con l’Europa

Ariel Piccini Warschauer.

C’è stato un tempo, non più tardi di un anno fa, in cui Narendra Modi pensava che il futuro dell’India passasse per un filo diretto con la Casa Bianca. L’abbraccio con “l’amico Donald” doveva essere lo scudo contro l’espansionismo cinese e il motore di un asse privilegiato. Ma il 2025 ha presentato un conto diverso: dazi aggressivi, instabilità diplomatica e il pragmatismo d’acciaio dell’amministrazione Trump hanno gelato le aspettative di Nuova Delhi. Oggi, quel gelo si scioglie sotto il sole dell’India, dove la Presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen è sbarcata per siglare quello che i diplomatici hanno già ribattezzato “la madre di tutti gli accordi”.

La svolta geopolitica: l’Europa come ancora di salvezza

Il mega accordo di libero scambio che sta per essere firmato non è solo un elenco di tariffe abbattute. È un riallineamento tettonico. Con gli Stati Uniti sempre più ripiegati sul proprio protezionismo, l’India ha scelto di guardare a Ovest, ma fermandosi a Bruxelles. Il patto darà vita a un mercato integrato che muove un quinto della ricchezza mondiale, coinvolgendo quasi due miliardi di consumatori. Per Modi è la polizza assicurativa contro l’incertezza americana; per von der Leyen è la prova che l’Europa può ancora essere un attore globale capace di diversificare le proprie rotte lontano da Pechino.

Cosa cambia per le tasche delle imprese: la caduta del muro dei dazi

Il cuore del trattato batte sui numeri, e sono numeri che fanno sorridere l’industria europea. L’India, storicamente una fortezza quasi inaccessibile, abbassa i ponti levatoi. Lo fa in tre settori strategici: Automotive

Le barriere tariffarie sulle auto europee, che oggi toccano punte proibitive del 110%, scenderanno drasticamente fino al 40%. Una boccata d’ossigeno per i giganti del lusso e dell’alta gamma.• Agroalimentare

L’Italia è in prima fila. Vino e olio d’oliva, finora frenati da balzelli altissimi, vedranno un crollo dei prezzi all’importazione.• Tecnologia e Difesa

Non solo merci, ma anche cooperazione su idrogeno verde, semiconduttori e sicurezza marittima, per una partnership che sfida apertamente l’egemonia tecnologica sino-americana.

Il fattore Italia: Tajani vede l’oro di Delhi

A Roma, il governo segue il vertice con il fiato sospeso. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani (nella foto) ha già stimato che l’accordo potrebbe valere per l’Italia un incremento dell’export pari a 6 miliardi di euro. Le oltre 800 aziende italiane già presenti nel subcontinente si preparano a una nuova stagione di investimenti, puntando soprattutto sulla meccanica strumentale e sulla moda, settori dove il “Made in Italy” gode di un prestigio senza pari tra la classe media indiana in crescita verticale.

Un mondo frammentato cerca ordine

“Stiamo dimostrando a un mondo frammentato che un’altra via è possibile”, ha dichiarato von der Leyen prima dell’incontro decisivo. Il messaggio è chiaro: mentre Washington alza muri e Pechino consolida il suo blocco, Europa e India provano a costruire un ponte. Restano i nodi sulle clausole ambientali e sulla mobilità dei lavoratori qualificati, ma la strada è tracciata. L’India di Modi non è più la “colonia dei dazi”, ma il nuovo baricentro di un’Europa che cerca di non restare schiacciata tra i due giganti del Pacifico.

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