#CULTURA

L’importanza dell’albero nella storia dell’umanità

di Roberto Pizzi.

Apprestandosi l’Epifania, che “tutte le feste si porta via”, archiviamo la festività del Natale ed il suo simbolo più diffuso nella nostra società occidentale,  rappresentato dall’abete lucente presente in molte case, ricordando comunque, sommariamente in queste righe, l’ importanza antropologica dell’albero nella storia dell’umanità.

Già nella notte dei tempi questa pianta ha rappresentato la vita del cosmo, la sua densità, la sua crescita, la generazione e rigenerazione, in un ciclo inesauribile. Nella mitologia Egizia la prima coppia dell’umanità fu quella tra Isis e Osiris. Entrambi erano emersi da un albero di acacia, nel quale vita e morte erano rinchiuse insieme. Per i Celti, ogni albero era sacro perché collegava il mondo terrestre con il mondo divino mediante la sua chioma e  le radici erano il collegamento con il regno sotterraneo  o invisibile. Gli alberi servivano anche ad impedire che il cielo cadesse sulla terra ed era questa l’unica e sola paura del mondo celtico-germanico. L’Albero della Vita,  o Albero Sefirotico, costituisce la sintesi dei più noti e importanti insegnamenti della Cabala ebraica. Esso è costituito da dieci entità, chiamate Sefirot, disposte lungo tre pilastri verticali paralleli: tre a sinistra, tre a destra e quattro nel centro; il pilastro centrale si estende al di sopra e al di sotto degli altri due. 

L’albero, quindi, appartenne alla sfera del sacro (dal latino, sacer). E sacer si contrappone a pro-fanum, ossia fuori dal tempio. Ed il sacro è nello stesso tempo qualcosa di prezioso, ma anche di minaccioso. Perché attiene al campo della Religione, la quale è amministrazione del sacro. Ma si può amministrare bene e produrre prosperità, e si può anche amministrare male e condurre al fallimento. E i guasti che può fare il cattivo uso della religione sono di un’attualità nuovamente angosciante, pertanto il sacro è qualcosa che va maneggiato con cura, come si scrive su certi pacchi postali. 

Con un salto cronologico non indifferente, non si può dimenticare un altro albero, simbolo di grande pregnanza: L’Albero della Libertà. A partire dal 1790, per iniziativa dei sanculotti e dei giacobini, si usò piantare l’Albero della libertà nella piazza principale dei comuni della Francia, in ricordo della rivoluzione del 1789 ed attorno ad esso si faceva festa e si ballava. L’usanza dell’Albero della libertà divampò rapidamente tanto che alla fine del 1792 ne erano già piantati 60.000; per cui il suo uso fu regolato da un decreto della Convenzione Nazionale che prescriveva addirittura di piantare un nuovo alberello ovunque ne fosse morto uno, così che in ogni comune rinverdisse il simbolo della libertà. La pianta preferita, in genere, era la giovane quercia,  ma spesso, in Italia, veniva usato il pioppo, probabilmente per la maggiore facilità nel reperirlo. Ma anche il nostro Pinocchio, subendo una  prova iniziatica,  venne appeso alla “Quercia grande” e oscillò al vento di Tramontana, prima di essere salvato dalla Fatina dai Capelli Turchini.

In senso meno lirico (ma quel che sta in alto è come quello che sta in basso”  …) nella storia della nostra Lucchesia dobbiamo ricordare il ruolo del meno nobile Castagno, importantissimo, però in quanto da esso hanno tratto nutrimento e sostentamento molte generazioni che altrimenti avrebbero rischiato di morire di fame.

Anche Giovanni Pascoli gli ha dedicato i suoi versi (raccolta: Myricae):

tu, pio castagno, solo tu, l’assai 
doni al villano che non ha che il sole;
tu solo il chicco, il buon di più, tu dai
alla sua prole……

Possiamo dire, quindi, che il castagno,  così essenziale per sfamare la moltitudine, da “albero profano”, diventava per necessità, un “albero sacro”. Nel 1978 a Colognora di Pescaglia gli è stato dedicato un museo, in ricordo della sua secolare importanza  nell’economia della zona, e in queste stanze si scopre un mondo scomparso, dove il castagno era il calore per l’inverno, e i suoi frutti  – arrostiti, bolliti o trasformati in pane – erano il pasto per intere famiglie.

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