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L’impero di Valentino è un tesoro da 1,5 miliardi tra arte e castelli

di Ariel Piccini Warschauer.

L’ultima sfilata di Valentino Garavani non è stata su una passerella di Place Vendôme, ma nel silenzio della sua Roma, la città che lo ha consacrato “ultimo Imperatore”. Ora che il sipario è calato, si apre ufficialmente il capitolo più delicato: la gestione di un patrimonio privato che, secondo stime finanziarie, sfiora gli 1,5 miliardi di euro. Una galassia di asset che il Maestro ha saputo tenere al riparo dalle turbolenze dei mercati e dalle cessioni societarie della griffe.

La “tribù” e la Fondazione cassaforte

In assenza di eredi diretti, la domanda che corre nei salotti romani e internazionali è: a chi andrà il “tesoro” di Valentino? La risposta è scritta nello statuto della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. Nata nel 2010, la Fondazione non è solo un ente filantropico, ma una vera holding di garanzia.

Sarà questa istituzione, sotto la guida ferrea di Giancarlo Giammetti – socio, ombra e mente finanziaria di una vita – a blindare l’archivio storico e le proprietà di rappresentanza, evitando lo smembramento dell’eredità. Nella “cabina di regia” siedono i membri della famiglia allargata: il nipote Oscar Garavani e i collaboratori storici, i cosiddetti “Valentino Boys”, che hanno accompagnato il Maestro fino all’ultimo giorno.

Mappa di un tesoro: dai Picasso a Park Avenue

Se il marchio è ormai un asset globale, la partita della successione riguarda beni che definire “personali” è riduttivo. Si tratta di un portafoglio costruito con la logica del collezionista istituzionale. 

Il Real Estate (400 milioni di euro): Una costellazione di dimore a “volatilità zero”. Dal seicentesco Castello di Wideville, vicino Parigi, alla villa sulla Via Appia Antica, fino all’attico di New York e allo chalet di Gstaad. Mura che trasudano storia e che rappresentano una riserva di valore assoluta. Ma Valentino ha investito anche nell’arte agendo come un fondo sovrano. Nel suo caveau trovano posto Picasso, Warhol, Rothko e Hirst. Opere che negli ultimi vent’anni hanno battuto sistematicamente gli indici di Borsa. Senza contare l’immensa Liquidità e le Royalties: Un “polmone” finanziario alimentato dalla storica vendita del 1998 e dai proventi legati ai diritti d’immagine, rimasti in capo al Maestro anche dopo il ritiro dalle scene nel 2008.

Mentre la famiglia organizza la successione privata, il destino della Valentino S.p.A. è già segnato da un cronoprogramma finanziario preciso. Il colosso francese Kering, guidato da François-Henri Pinault, detiene oggi il 30% della società, ma gli accordi con il fondo qatariota Mayhoola parlano chiaro: entro il 2028 Parigi ha l’opzione per salire al 100%.

Il recente rilancio creativo affidato ad Alessandro Michele e l’iniezione di capitale da 100 milioni di euro effettuata lo scorso novembre sono mosse coordinate per portare il valore dell’azienda ai massimi livelli in vista del final buyout.

Il “Soft Power” dell’eleganza

Per la “famiglia” di Valentino, la sfida ora è trasformare questa immensa fortuna in un asset di continuità culturale. Non si tratta solo di gestire immobili o quadri, ma di proteggere quel “marchio invisibile” che è il lifestyle di Valentino. L’hub culturale PM23in Piazza Mignanelli resterà il cuore pulsante di questa eredità: un ponte tra la gloria del passato e il futuro di un’eleganza che, come voleva il Maestro, non deve mai gridare.

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