#ECONOMIA #NEUROSCIENZE #TOSCANA #ULTIME NOTIZIE

Le scienze della vita, il futuro di Siena che viene da lontano

Stefano Bisi.

All’Università di Siena è stata conferita la laurea magistrale ad honorem in Medical Biotechnologies al professor Dario Neri, scienziato e imprenditore nel campo delle biotecnologie, nipote di quel Dario Neri che, insieme ad Antonio Cinotti, fece grande l’istituto Sclavo. Non è un nome spuntato dal nulla in una città da tempo un’eccellenza nel campo delle scienze della vita.

Rino Rappuoli, Emanuele Montomoli, Paolo e Dario Neri non sono fiori sbocciati nel deserto. Non è così, Siena è da tempo un’eccellenza nel campo delle scienze della vita. Ora c’è anche il Biotecnopolo.

La storia delle scienze della vita a Siena è un racconto di innovazione, progresso scientifico unito a coraggio imprenditoriale. Dall’opera pionieristica di Achille Sclavo alla moderna ricerca e produzione di vaccini, Siena è da sempre eccellenza nelle scienze della vita. 

Nel 1904 un evento significativo segnò un punto di svolta nella storia medica italiana: la fondazione dell’Istituto Sieroterapico e Vaccinogeno Toscano da parte di Achille Sclavo. Questo non era un semplice atto di creazione di un nuovo ente di ricerca ma la materializzazione di una visione. Sclavo, grande igienista, era consapevole del potenziale che un tale istituto avrebbe potuto avere nella battaglia contro le malattie infettive che affliggevano l’Italia e il mondo. Scienza, umanità e spirito imprenditoriale erano i tratti caratteristici del pioniere e l’obiettivo principale dell’istituto era la produzione su larga scala del siero anticarbonchioso, una scoperta rivoluzionaria di Sclavo. Ma non si fermò qui. L’istituto divenne un laboratorio di idee e di innovazione, combinando la ricerca accademica con la produzione su larga scala. In un periodo in cui la politica sanitaria era fortemente incentrata sulla prevenzione delle malattie infettive, l’Istituto Sieroterapico e Vaccinogeno Toscano si affermò come un punto di riferimento non solo a livello nazionale ma anche internazionale.

La visione di Sclavo era chiara: affiancare all’insegnamento e alla ricerca universitaria un centro specializzato in cui poter produrre sieri e vaccini. Questa integrazione tra ricerca accademica e produzione industriale era rivoluzionaria per l’epoca e poneva le basi per un nuovo modello di ricerca scientifica e applicata.

Dopo la sua fondazione, l’Istituto Sclavo non rimase un’entità isolata ma divenne il fulcro di attività scientifica e medica che continuò a crescere nel corso del Novecento. La sua reputazione si estese ben oltre i confini italiani, tanto da attirare l’attenzione di eminenti figure internazionali nel campo della medicina e della ricerca. Uno di questi fu Albert Sabin, il noto virologo americano meglio conosciuto per lo sviluppo del vaccino orale contro la poliomielite.

La visita di Sabin all’Istituto Sclavo negli anni ’50 fu un evento significativo per diversi motivi. Primo, validò il livello tecnico e l’innovazione che l’istituto aveva raggiunto. Secondo, segnò l’inizio di una collaborazione internazionale che avrebbe avuto un impatto duraturo sulla lotta contro le malattie infettive. Sabin, impressionato dalla qualità della ricerca e dalla capacità produttiva dell’istituto, decise di affidare la produzione del suo vaccino contro la poliomielite, noto come Polioral, a Siena. Sabin si fermava a lungo in città e la frequentò con grande affetto, grazie ad Antonio Cinotti, manager di Sclavo e capitano dell’Oca, la contrada di cui lo scienziato divenne protettore e spesso presente alla cene di Fontebranda vittoriosa.

Nel febbraio del 1964, la produzione del vaccino Polioral prese il via. Questo non fu solo un trionfo per l’Istituto Sclavo ma anche un momento storico per l’Italia e per la comunità medica internazionale. Con una capacità di produzione di un milione di dosi al giorno, l’istituto fu in grado di avviare la vaccinazione antipoliomielitica in Italia il 1° marzo 1964, come da programma. Questo rappresentò un passo avanti monumentale nella lottaB e contro la poliomielite. 

La produzione del Polioral non fu solo un successo tecnologico ma anche la dimostrazione pratica di come la ricerca accademica potesse essere tradotta in soluzioni concrete per problemi di sanità pubblica. Inoltre, segnò l’Istituto Sclavo come un leader nella produzione di vaccini, consolidando ulteriormente la sua reputazione come centro di eccellenza nella ricerca e nella pratica medica.

Negli anni ’50 e ’60, l’Istituto Sclavo entrò in una nuova fase della sua esistenza storica, grazie all’ingresso della famiglia Neri nella direzione dell’ente. Discendenti diretti di Achille Sclavo, Paolo e Achille Neri erano figli di Dario Neri, il marito di Matilde, una delle figlie di Achille Sclavo. Con un legame così stretto alla fondazione dell’istituto, la famiglia Neri era idealmente posizionata per portare avanti l’eredità di Sclavo, e lo fece con grande successo.

Sotto la guida dei Neri, l’istituto subì una trasformazione significativa, spostando il suo focus dalla produzione di vaccini basata sull’immunizzazione degli animali alla ricerca avanzata sulla chimica delle proteine e sugli antigeni. Questo cambio di direzione non fu solo una mossa strategica ma anche una visione di futuro. La famiglia Neri riconobbe l’importanza di adottare approcci scientifici più avanzati per affrontare le sfide emergenti nel campo delle malattie infettive.

Ma la famiglia Neri non si limitò a introdurre nuove aree di ricerca; aprì anche l’istituto al mondo scientifico internazionale. Promossero le trasferte all’estero dei loro ricercatori e accolsero giovani scienziati stranieri a Siena, un’idea che all’epoca era considerata alquanto stravagante in Italia. Questa apertura internazionale non solo arricchì l’ambiente di ricerca dell’istituto ma anche facilitò collaborazioni internazionali che avrebbero avuto un impatto duraturo.

Nel corso degli anni ’70, l’istituto inaugurò un nuovo Centro Ricerche, una struttura all’avanguardia dove un team di tecnici qualificati portò avanti attività di sperimentazione e indagine scientifica. Questo centro divenne un simbolo del tipo di innovazione e ricerca avanzata che aveva sempre caratterizzato l’Istituto Sclavo fin dalla sua fondazione.

Gli anni ’70 segnarono un periodo di cambiamento significativo per l’Istituto Sclavo, con la cessione dell’istituto alla società energetica italiana Eni che poi attraverso la divisione Enichem si fuse con Montedison per dare vita ad Enimont. Questa mossa faceva parte di un progetto più ampio che vedeva Siena come un polo pubblico farmaceutico, un’iniziativa che coinvolse anche altre aziende come Recordati Pharma, Bellco, Archifar e Debi. Il piano, sostenuto dall’allora ministro Gianni De Michelis, era ambizioso ma naufragò a causa dell’avvio di Tangentopoli e della cosiddetta maxi-tangente Enimont.

Dopo la cessione l’istituto attraversò un periodo di instabilità, accentuato dal debito crescente di Eni. Questo portò a una serie di acquisizioni e vendite che coinvolsero la famiglia di Guelfo Marcucci (la figlia Marialina aveva all’interno dell’azienda un ruolo determinante), che suddivise l’impresa in due diversi rami di attività e li vendette separatamente: diagnostici e biologici (vaccini). La “Sclavo diagnostics” ha tuttora sede in Pian dei Mori dopo diverse cessioni a differenti proprietà. Molti degli scienziati “fuoriusciti” da questa divisione hanno poi dato vita ad aziende del territorio che tuttora esistono, un esempio per tutti Carlo Arezzini, senese, capitano vittorioso della Tartuca, che fondò quella che ora si chiama Diesse.

Nel contesto dell’industria farmaceutica la divisione vaccini è stata a lungo considerata una sorta di “Cenerentola”. Questa percezione era dovuta principalmente al fatto che la produzione di vaccini richiede tempi lunghi e investimenti elevati in ricerca e sviluppo. In un mercato in cui la rapidità di produzione e i margini di profitto sono spesso prioritari la divisione vaccini sembrava essere un settore meno redditizio e più oneroso.

La situazione si complicò ulteriormente negli anni ’90, quando uno studio della società di consulenza McKinsey, commissionato da Enichem si concludeva con la famosa frase “Escape from Vaccines”, mise in guardia sulle prospettive future del mercato dei vaccini. Questo studio convinse la proprietà a vendere la divisione vaccini a Ciba Geigy. Tuttavia, il tempo avrebbe dimostrato che questa decisione era stata prematura.

Nel frattempo una parte della divisione Biologici fu ceduta a Bayer che, dopo un investimento iniziale a Rosia, decise di abbandonare il campo, e questa mossa ha avuto un impatto indiretto anche sulla famiglia Sclavo, poiché gli immobili sono tornati di loro proprietà e questi spazi ospitano attualmente Philogen, un’azienda biotecnologica guidata dalla famiglia Neri, i discendenti di Achille Sclavo.

Ciba Geigy formò una joint venture con Chiron Corporation, dando vita a Biocine. Questa nuova entità divenne rapidamente un leader nel mercato italiano dei vaccini, sviluppando prodotti innovativi come il vaccino contro la pertosse e la meningite di tipo C. La tradizione e la ricerca intensiva dell’istituto originale costituirono la base della filosofia di Chiron, che poi fu poi acquisita da Novartis, che dobbiamo ricordare come l’ultima grande azienda che ha investito sul territorio senese acquistando anche il Park Hotel per farne la sua sede. Rappuoli si impegnò moltissimo per portare a Siena questa multinazionale e si deve molto alla sua autorevolezza se arrivò in questo territorio.

Nel periodo 2012-2013, ci fu un ulteriore passaggio di proprietà da Novartis a Gsk. Questo cambio ha segnato l’ultima grande svolta nella storia della divisione vaccini, che oggi è riconosciuta come un settore cruciale e redditizio, contraddicendo le previsioni passate.

Ma se oggi parliamo di Rappuoli, Neri, Montomoli lo si deve anche a figure un po’ dimenticate, da Aldo Giannozzi a Luciano Nencioni e Paolo Costantino che svilupparono la tecnologia dei vaccini glicoconiugati, utilizzata oggi in tutto il mondo. Poi 2009 arriva Vismederi, spin off dell’università di Siena, fondata da Montomoli che, secondo la tradizione senese, ha unito ricerca scientifica e imprenditorialità.

Insomma, la storia delle scienze della vita a Siena viene da lontano. E può andare lontano.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti